Sono passati due mesi da quando il nostro editore Livio Marrocco ci ha rilasciato l’intervista dopo il lancio della sua candidatura per le elezioni comunali prossime di Erice. Due mesi estivi, proprio quei mesi dove le criticità di un territorio dedito al turismo possono essere osservate a tutto tondo, a differenza dei mesi invernali produttori di letargo talvolta nelle azioni, talvolta nella anche semplice constatazione di problemi da risolvere e azioni da intraprendere; che, puntualmente, a volte, rimangono inespresse anno dopo anno rimandando all’infinito la soluzione per certe problematiche. Non è stato così stavolta, perché Livio con l’entusiasmo di cui sappiamo essere capace, non ha rimandato tutto a settembre. Bensì ha immediatamente messo a disposizione il suo tempo per gli scopi futuri che si prefigge. Un agosto senza ferie o quasi, insomma. Tranne qualche giornata con la famiglia, sempre in campo ad ascoltare le persone e osservare cose c’è da fare.
E’ così Livio?
Beh, io come tu sai non ho affatto accettato questa candidatura per meri motivi di posizionamento politico o per sperare in un incarico come fanno molti. Ho il mio lavoro, la famiglia, e le motivazioni sono state altre principalmente dettate dall’entusiasmo immaginandomi Sindaco della mia città, dove vivo, e che è una delle città più importanti del mondo. Non avere entusiasmo per una sfida così sarebbe impossibile e proprio per questo, senza che mi sia pesato, ho subito dedicato anche le settimane estive al progetto che abbiamo in mente per Erice.
Agosto è il mese dove tanti amici emigrati tornano in vacanza. E hai dedicato a loro molti incontri come hai raccontato sui social. Che sapore ha parlare con chi è dovuto andare via?
Ho incontrato tanti amici che la vita e il lavoro hanno portato lontano da qui. Ci vediamo meno durante l’anno, ma quando ci ritroviamo è come se il tempo non fosse mai passato.
Parliamo delle nostre vite, del lavoro, dei figli, dei progetti. Ridiamo ricordando episodi di venti o trent’anni fa e finiamo, inevitabilmente, a parlare della nostra terra.
Come vivono la condizione di lontananza?
C’è chi è tornato per qualche giorno di vacanza, chi per qualche settimana. Ma tutti, in un modo o nell’altro, portano ancora con sé un pezzo di questi luoghi. E ascoltarli è sempre interessante. Perché chi vive fuori riesce a guardare con occhi diversi ciò che noi abbiamo ogni giorno davanti: la bellezza, certamente, ma anche le occasioni perdute e tutto quello che potremmo fare meglio.
Appunto…
Una domanda viene spontanea: riusciremo a costruire una terra nella quale tornare non soltanto per le vacanze, ma nella quale valga la pena scegliere di restare?
Beh, non è un semplice sindaco che può radicalmente cambiare la condizione del meridione, non solo della provincia di Trapani.
Certo, nessuno può fare miracoli, ma nel grande ingranaggio della politica, ognuno può e deve fare la sua parte in ciò che è in sua possibilità. Da un consigliere di circoscrizione, a uno comunale, ad un Sindaco, per poi arrivare alle cariche regionali. Se ognuno dicesse che la bellezza non dipende da lui, allora dovremmo mettere mano all’abolizione delle cariche pubbliche. Ognuno deve fare la sua parte pur nelle difficoltà e con la consapevolezza che non tutto dipende da noi personalmente. E non è retorica.
Sai che odio la retorica quindi te lo avrei rimproverato. Ma sono d’accordo con le tue parole e soprattutto posso testimoniare che le hai messe in pratica mettendoti subito in campo anche ad agosto. Quanti incontri? Quali riflessioni?
Si, ho subito sentito la necessità di parlare con la gente. E così, giorno dopo giorno, ad esempio ho ascoltato problemi, preoccupazioni, ma anche idee e una grande voglia di vedere finalmente riconosciute le potenzialità di una delle zone più belle del territorio di Erice: Pizzolungo. Abbiamo dialogato del tema acqua per la carenza idrica; abbiamo parlato di viabilità e come migliorare i servizi a tutto tondo per offrire soprattutto una nuova relazione tra il territorio e la costa, ed il suo mare, che merita decoro, arredo urbano dando una visione futurista di questa frazione.
Altro tema molto dibattuto è stato quello relativo alle funivia per la vetta. Criticità a mai finire…
Per la festa della Madonna a Erice e, soprattutto per i residenti, comincia il solito tour de force per riuscire a salire al Monte e assistere alla processione. Ho ricevuto decine di segnalazioni. Residenti che scoprono che non possono acquistare online i biglietti riservati ai residenti perché il sistema sembra fermo agli anni ’80. Un sistema che, incredibilmente, non consente a un residente di registrarsi, fornire le proprie generalità, inserire i dati di nascita e di residenza, produrre un documento d’identità e acquistare online il proprio biglietto.
Sembra uno scherzo ma vi sono anche altri problemi…
Lo stesso sistema non prevede neanche una chiara modalità di rimborso per il turista che acquista online un biglietto e magari arriva alla stazione della funivia trovando la sorpresa dell’impianto chiuso per vento.
È accaduto: nessun avviso affisso all’esterno delle stazioni e utenti lasciati in balia del nulla più assoluto.
E ci sono altre criticità per i residenti. Per esempio non basta presentare i documenti dei componenti della propria famiglia: bisogna essere fisicamente presenti tutti in biglietteria!
Da casa posso comprare un biglietto per entrare in un museo a New York, prenotare un treno dall’altra parte d’Europa, fare il check-in di un volo e gestire praticamente qualsiasi servizio.
Ma non posso acquistare comodamente il biglietto della funivia che si trova a cento metri da casa mia. Risultato: file sotto il sole.
Questi sono proprio disservizi di varia natura circa le responsabilità di un comune, giusto?
Stiamo parlando di organizzazione, digitalizzazione, qualità dei servizi e capacità di accoglienza.
La qualità di una città e il rispetto che dimostriamo verso residenti e visitatori si misurano anche – e soprattutto – da queste cose.
Non servono rivoluzioni tecnologiche.
La battuta viene spontanea. Praticamente, data la situazione, bisognerebbe semplicemente fare il minimo per già avere grandi soddisfazioni.
Mica tanto battuta. Queste sono davvero cose basilari, minime. Serve semplicemente portare Erice nel presente.
Come pensi di affrontare tutte le sfide dovendo partire dalla risoluzione di problemi anche basilari?
Abbiamo davvero tanto da lavorare. E anche da queste piccole-grandi cose bisogna cominciare. Il come è scontato. Dedizione, spendersi senza sosta, circondarsi di collaboratori onesti, capaci, che hanno voglia di fare. Si vince insieme come nello sport.
Primo step portare Erice nel presente quindi, ma durante le nostre chiacchierate abbiamo parlato di visioni. Che hai in mente?
Non si può costruire un palazzo senza prima realizzare fondazioni solide. Successivamente al dare importanza alla dignità minima che Erice merita, potremo lanciare il grande progetto che vuole essere azione, dinamicità, progressione e movimento verso un futuro non prossimo. Ogni cambiamento reale può avvenire solo con visioni a lungo termine.