Vorrei esprimere tutta la mia solidarietà ai manifestanti che hanno aggredito e pestato il poliziotto a Torino e non è una battuta di cattivo gusto ma lo vorrei spiegare e circostanziare perché le ridicole manifestazioni a tappeto di indignazione per quelle immagini sono parte del problema e non qualcosa di intellettualmente valido.
In Italia, infatti, nessuno può negarlo, la sinistra politica e il mondo culturale ad esso collegata in ogni settore della società civile, non partecipa al confronto democratico facendo autorevolmente opposizione; bensì operando tramite antagonismo ideologico e politico atto non a rivendicare l’essere votati in quanto promotori di una proposta di governo migliore degli avversari, ma concentrato unicamente sulla costante azione di propaganda del non concedere agli avversari il diritto di esistere in quanto fascisti. Tutti. Era così con Berlusconi, era così con Salvini, ora è così con la Meloni, ma fascisti sono anche quelli di sinistra che non dicono le cose giuste, da sempre.
Questa mafia politica e culturale che ha edificato l’antifascismo moderno come strumento di lotta politica militante ha generato una certezza e molti danni. La certezza è che chiunque vinca le elezioni se non è di sinistra non deve essere battuto nel confronto elettorale, viene descritto come non degno di poter governare, non accettabile, da eliminare e combattere a prescindere sulla base di una lista di proscrizione dove tutti sono fascisti se non sono di sinistra e se non governa la sinistra.
E se tutti sono fascisti, allora, c’è un rischio deriva democratica, c’è un rischio autoritarismo, c’è un rischio di ritorno al passato e se questo è vero, vera è anche la necessità di combattere questo rischio. E’ giustificata la lotta. Il problema è che questo non è vero, e i danni a cui accennavo sono costituiti dal fatto che molti, specie i giovani, ci credono e quindi la loro mente manovrata si sente partecipe di una lotta per difendere la democrazia.
Questo quadro non è relativo solo alla politica, ma vige ovunque e sempre, come alle rassegne letterarie e alle fiere dei libri dove appunto non deve essere consentita la partecipazione di chi non è allineato.
Vorrei quindi esprimere solidarietà a chi ha aggredito il poliziotto perché si tratta di persone, solitamente giovani, addestrati e manovrati dalla propaganda politica a credere di essere nel giusto. A credere che davvero devono lottare anche con violenza perché – diamine – l’alternativa è il ritorno del fascismo. E ragazzi manovrati e indirizzati dalla propaganda non vanno solo puniti ma anche compresi in ciò che fanno perché non è colpa loro ma di chi muove le loro azioni, utilizzandoli come soldati e poi nascondendosi nell’ombra invece di palesarsi.
E’ quindi ridicolo e fuori luogo criticare gli assalitori. Ciò che sarebbe necessario fare è criticare fermamente e chiedere una rivoluzione culturale verso la socialdemocrazia istituzionale alla sinistra italiana e alla sua schiera di finti intellettuali, finti comici e cantanti che non fanno altro, in cambio delle loro carriere, di pompare i ragazzi riempendogli la testa di fesserie sul fatto che se le elezioni le vince chiunque altro allora c’è in pericolo al democrazia e torna la dittatura.
E’ arrivato il momento di dire le cose come stanno. E cioè che qui, la democrazia, e sempre e solo messa in pericolo dalla sinistra nel suo concetto ampio e a tutto tondo; incapace di maturare al passare delle stagioni, incapace di emanciparsi da schemi da anni 70, incapace di una proposta autorevole di governo che sia votabile. Invece di dedicarsi solo ed esclusivamente alla criminalizzazione dell’avversario politico di turno e usare i ragazzi per i propri loschi fini di potere, mandandoli alla guerra e sacrificandoli dopo avergli ripulito il cervello con la propria propaganda antistorica e immorale. Nonché causa principale della impossibilità poi di vincere le elezioni.
E’ quindi su un altro piano che dovrebbe svolgersi il confronto, la denuncia, la riflessione. Perchè accusare gli assalitori e dire “vergogna” non ha nessuna funzione se non quella di partecipare a un coro dell’ovvietà per poi dimenticare il tutto in poche ore e vederlo ripetere alle prossime manifestazioni. E così sempre sarà se non cambierà l’azione politica e culturale di chi è il vero mandante e colpevole di quanto accaduto.







