Ci risiamo. Con l’assalto alla redazione del quotidiano torinese La Stampa è andata in onda la solita narrazione assurda dei fatti. Da anni, ormai, è letteralmente impossibile se non nelle invenzioni della propaganda di sinistra, trovare traccia di violenza politica di destra. Anche la breve parentesi dove gli esponenti di Casapound hanno avuto risalto mediatico, è stata costellata di aggressioni ai loro banchetti che, una volta avuta la reazione per difesa, venivano descritte come azioni violente dei fascisti che aggredivano i ragazzi di sinistra che in realtà erano stati aggressori. Lo so bene io che, anni fa, andai a trovare per salutarlo un amico della Lega con un banchetto di raccolta firme al Politeama di Palermo, e solo per essere stato lì qualche minuto sono stato aggredito da un passante esagitato e poi invitato ad allontanarmi da uomini della Digos in borghese che, sinceratomi che io ero li solo per salutare un amico che non vedevo da un anno, mi hanno chiesto di non sostare. Altre facce minacciose e insulti quando andai ad ascoltare Berlusconi in campagna elettorale e mi fermai fuori dal teatro. Non mi è mai accaduto quando andavo ad ascoltare Bertinotti e passai un intero pomeriggio con Bersani. E, in genere, in quella occasione, non ho mai visto un qualsiasi gruppo di facinorosi di destra andare a disturbare o aggredire gli interessati.
Avete mai visto una manifestazione di sinistra interrotta, un leader di sinistra a cui è impedito di parlare o un corteo con i fantocci dei leader di sinistra appesi a testa in giù? Siate onesti: mai. Da molti anni, ad iniziare dal 94 per parlare della seconda stagione politica di questo paese, la violenza come strumento di azione extraparlamentare è sempre e solo stata una cosa a sinistra. I collettivi, i finti studenti incappucciati a spaccare le città, gli antagonisti, hanno pian piano preso potere e appoggio per fare da stampella alle compagini di governo carenti di contenuti. Se vincono gli altri, se sono al governo gli altri, viene ad ogni occasione fomentato e foraggiato un insieme di galassie dedite alla guerriglia organizzata. “State attenti, ritornano i ’70″, il titolo di un Bestiario di Giampaolo Pansa di qualche anno fa quando per le riforme universitarie era stato assaltato il Senato dopo avere distrutto il centro di Roma. Il bravo giornalista, che iniziò la sua carriera proprio a La Stampa, narrava della Università La Sapienza come un covo organizzato dalle formazioni coccolate dai docenti ideologizzati. La stessa università dove venne impedito a un Papa di entrare e tenere un discorso. Al Papa.
Ma il quadro da me accennato non è la parte più grave di questa storia. La mancata emancipazione della sinistra, anche soltanto nella dialettica e nel confronto politico, da modelli di violenza di un tempo che non c’è più è storia nota e ne conosciamo le ragioni. La sinistra, perduta la ragione ideologica per chiedere alle persone di farsi votare, non ha alcun tema, nel merito, per chiedere di essere una alternativa di governo e a dirlo è Romano Prodi. Da qui, ridondante e ormai ridicola, la propaganda quotidiana – coadiuvata da finto giornalismo di inchiesta che in realtà fa politica come quello di Report – di urlare ai fascisti, al pericolo della democrazia, alla svolta autoritaria, alla mancanza di libertà. Una cosa patetica, oggettivamente patetica, se non altro perché al governo è come se ci fosse Draghi, i ministri sono tutti scelti da Mattarella, e nessuna persona sana di mente pensa che ci sia una dittatura in corso.
Dicevo tutto questo non è la parte più grave. La cosa peggiore è che ogni volta che accadono violenze, i commentatori le descrivono come violenze fasciste. Eh si, perché siccome la parola fascismo è utilizzata come una etichetta, allora tutto è fascismo, pure le cose che fanno i centri sociali di sinistra. E’ una logica perversa dove, in pratica, tramite una truffa nella rappresentazione della realtà, la sinistra è assolutamente scagionata ed esente da responsabilità di ciò che la sinistra compie. Siamo oltre ai “compagni che sbagliano”. Qui siamo giunti al “chi sbaglia dei nostri è fascista”. Se, invece, si dicesse che i fascisti come al solito non fanno nessuna violenza e a farla sono sempre le compagini e le organizzazioni di sinistra, si dovrebbe aprire il dibattito su cosa cambiare, come cambiare, affinché a sinistra cessino la violenza ormai matrice culturale di chi non ha possibilità di essere credibile.
A Torino, dicono c’è stata una aggressione fascista e squadrista. No, signori miei. C’è stata una aggressione comunista. Fatta da comunisti. Come dai comunisti è fatta ogni violenza di strada, ogni assalto alle Università e ai comizi politici di questi anni. Sdoganiamo quindi un concetto. Ognuno si prenda la sue responsabilità. Perché dire che ogni violenza è fascista è un gioco subdolo per impedire di dire che la sinistra è violenta, intollerante, squadrista nei metodi. Per quindi comprendere che l’unico pericolo per la democrazia viene da loro. Gridano al lupo al lupo, ma sono loro il lupo.







