Quanto sta avvenendo in Spagna non è oggetto di questo scritto. La cronaca la stiamo osservando e certo non sono mancate le descrizioni degli avvenimenti, degli errori del governo spagnolo in chiave di gestione mediatica della vicenda circa le violenze eccessive da parte delle forze di polizia.

Quello che mi preme sottolineare è l’osservazione che, da molte ore, faccio di un fenomeno molto strano che vede la sempre e immancabile retorica al comando delle opinioni circa gli eventi. L’analisi è la solita, amatissima, dai santuari del progresso: l’autodeterminazione dei popoli, il diritto democratico e scegliere il proprio destino, il diritto a fuoriuscire del controllo dello stato che non senti come il tuo, ecc, ecc.

Tutto meraviglioso, in salsa retorica e romantica, che però fa saltare sulla sedia le persone coerenti, quelle che non amano l’ipocrisia e le contraddizioni.

Da molto tempo, lo sappiamo tutti, le istanze di indipendenza e ritorno alla sovranità riguardano il vecchio continente ed i suoi Paesi schiacciati dal gigante burocrate denominato Unione Europea. Ebbene sappiamo tutti come il confronto circa queste tematiche sia sempre caratterizzato da una unica chiave di lettura. Se sei contro la cessione di sovranità degli stati europei sei un ignorante, un populista, se non fascista. Il confronto nel merito delle grandi verità e problematiche che stanno alla base degli avvenimenti come la Brexit, è annullato, vietato.

Eppure qualcosa non torna: abbiamo sentito, per la Catalogna, parlare di diritto a un proprio Stato per motivi culturali e di popolo. Ma un nuovo Stato significa nuovi confini, una identità culturale definita, un popolo sovrano e indipendente. Come mai gli stessi che oggi riconoscono come giuste queste pretese Catalane, sono gli stessi che parlano di Europa senza confini, di nazioni europee che dovrebbero cedere definitivamente sovranità e di popolo unico meticcio e multiculturale? Il paradosso è evidente: quello che vale, in linea di principio, per la Catalogna rispetto alla Spagna, non vale per la Spagna verso l’Europa. Cioè, se un catalano vuole essere indipendente è un qualcosa di giusto e intellettualmente valido perché i popoli hanno diritto di bla bla bla; ma se un catalano che si sente spagnolo, dice qualcosa di simile per la sua patria spagnola rispetto alla UE, allora in questo caso tutti i discorsi romantici si annullano. Ma quale diritto dei popoli ad autodeterminarsi? In questo caso sei populista, razzista, fascista.

Ma non dovevamo abbattere i muri e costruire ponti? Da anni ormai ci viene fatto il lavaggio del cervello con questo smodato uso della retorica che annulla il pensiero critico. E adesso che il muro vogliono farlo per dividere la Spagna che facciamo, gli portiamo anche i mattoni?

Diciamo la verità, a questo punto. Una ragione a questo schizofrenico comportamento dobbiamo pur trovarla. A pensar male si fa peccato, ma certo è che i più grandi fautori delle Europa Unica senza frontiere e senza muri, stiano sposando la causa catalana che prevede muri, confini, divisioni; ma solo all’interno della loro nazione…

Ecco allora che sorge il dubbio, nel saggio, circa i motivi reali di questo apparentemente insensato appoggio. Che risiedono nella necessità, da parte della UE, di depotenziare la possibilità di avere popoli uniti e forti che, come già sta avvenendo, si ribellino ad essa; rendendoli frazionati, piccoli, fragili.

Gli antichi dicevano che ottimo espediente di una tirannide per controllare e governare un popolo è dividerlo, generando rivalità al suo interno. Una visione incredibilmente attuale.

Dividi et impera!