Si terrà a Trapani, a cura di “Nova Civitas – fondazione di studi economici e sociali”, editrice del nostro giornale Eleggo.info, un importantissimo convegno su quella che probabilmente è la pagina di storia più importante del nostro Paese. Con la moderazione dell’Onorevole Livio Marrocco e l’introduzione di Luigi Benedetti, il giornalista e saggista Gabriele Paradisi illustrerà le evidenze che, dopo anni di indagini, sono affiorate circa la pista paletinese della strage di Bologna.

Il 2 agosto del 1980, presso la stazione centrale di Bologna, esplodeva una bomba uccidendo decine di civili innocenti. Per questo atto la magistratura condannerà esponenti dei NAR, tra cui Valerio Fioravanti, dando una matrice fascista alla strage. Una strage di cui non sono mai stati accertati il movente ed i mandanti. Una strage negata dal condananto, che si dice estraneo ai fatti.

Nel 1992 Vasilij Nikitič Mitrokin, un archivista del KGB, scappa in Inghileterra e porta con lui copia dell’intero archivio delle attività segrete del KGB in occidente, consegnandolo alle autorità inglesi. E’ il vaso di Pandora per riscrivere l’intera storia del secondo ‘900: di questo tono saranno le parole scritte dal New York Times.

Nell’ottobre del 1999, su informative del servizio segreto inglese protrattesi per anni, il governo italiano consegna alla “Commissione Stragi” i relativi documenti. Nacerà, quindi, quella che giornalisticamente prenderà il nome di “Commissione Mitrokhin”, presieduta dal Senatore Paolo Guzzanti.

Il 25 luglio del 2005, 25 anni dopo la strage della stazione, durante una attività istruttoria presso gli archivi della Questura di Bologna, viene scoperto che uno dei terroristi esperti dinamitardi al mondo, Thomas Kram, la notte della strage alloggiò proprio all’Hotel centrale di Bologna. Una conicidenza? E’ proprio questo quello che viene asserito ma proprio sul viaggio di Kram in Italia alcuni giornalisti, tra cui Gabriele Paradisi, scopriranno e dimostreranno depistaggi strordinariamente gravi.

“Dunque, non una, ma più volte, furono liberati con meccanismi vari palestinesi detenuti ed anche condannati, allo scopo di stornare gravi rappresaglie che sarebbero poi state poste in essere, se fosse continuata la detenzione. La minaccia era seria, credibile, anche se meno pienamente apprestata che nel caso nostro. Lo stato di necessità è in entrambi evidente”: Sono queste alcune delle parole scritte da Aldo Moro in diverse lettere, dove lui, raggiunta la linea della fermezza con le Br, denunciava l’esistenza del “Lodo Moro”. Di cosa si trattava? Questo era un accordo tra i terroristi palestinesi e il governo italiano. Quest’ultimo, in cambio del non vedere realizzare stragi in Italia e di trattamenti di favore da parte di Paesi produttori di petrolio, si impegnava a concedere libertà di movimento sul suolo nazionale per i traffici di armi che avvenivano con la collaborazione delle brigate rosse; inoltre l’accordo prevedeva la liberazione dei terroristi catturati in flagranza. Ma il Lodo Moro venne tradito! Fu quando avvennero il sequestro dei missili di Ortona, nel novembre del 1979, e l’arresto del responsabile del Fronte popolare di liberazione della Palestina in Italia: Abu Anzeh Saleh. La strage di Bologna avvenne come ritorsione per la rottura di questo accordo?

Beirut, 2 settembre del 1980: un mese dopo la strage due giornalisti italiani, Italo Toni e Grazielle De Palo, scompaiono nel nulla. Sul loro assassinio verrà posto il segreto di Stato. Ai due giornalisti, ritenuti in possesso di informazioni riservate sugli accodi tra il Governo italiano e il Fronte di liberazione popolare per la palestina, verrà tesa una trappola. Il sogno dello scoop della loro vita si conclude con la loro uccisione. Nascerà, da quel momento, la più incredibile, serrata e incessante operazione di depistaggi e disinformazione della storia della Repubblica Italiana.

Dopo 26 anni da quel settembre del 1980, a Londra, un ex agente del KGB e dissidente, Aleksandr Litvinenko, si trova all’Hotel Millennium di Grosvenore Square. E’ il 1 novembre del 2006 quando, bevendo un tè, gli viene fatta ingerire una dose di Polonio 210, un isotopo radioattivo. Morirà dopo 22 giorni di agonia.

Ma chi era Aleksandr Litvinenko?

Vi aspettiamo sabato 23 febbraio 2019, alle ore 10, in via R.Solina 3. Percorreremo insieme la più affascinante e straordinaria pagina di giornalismo di inchiesta della storia italiana.