L’attuale quadro politico vede emergere gradualmente forze prima nell’ombra. E’ il caso di CasaPound, contenitore poco conosciuto e sbrigativamente proscritto, spesso, a causa della chiara impronta destrorsa. Riflettere, invece, è d’obbligo; ed è necessario porsi delle domande che ci aiutino a operare dei ragionamenti non condizionati da pregiudizi e conformismi. Perché un contenitore come questo vede un momento di ascesa? Quali disagi e voglie di giustizia sono alla base del consenso per movimenti che hanno come slogan “prima gli italiani”? E’ solo populismo? Se è vero che viviamo in un mondo lanciato verso un futuro fatto di coabitazione ed integrazione tra gente di diversa nazionalità e cultura, è anche vero che appare evidente una fallimentare gestione di questi processi sociologici che, mal condotti, hanno portato ad ingiustizie sociali, tensioni, diffidenza: voglia di Patria! Naturale, quindi, per un movimento come questo, confluire nel fiume del “salvinismo”, che si è affacciato sulla scena proprio sbandierando questi temi. Diversi mesi fa venni contattato da un militante di CasaPound Palermo che, mi disse, aveva il piacere di parlarmi del loro movimento. Per me, che non ho mai fatto militanza politica, fu l’occasione, umanamente e giornalisticamente parlando, di entrare in contatto con un mondo da scoprire e da raccontare. Nei confronti tra me e questi ragazzi non sono mancati i punti di divergenza e lontananza, anzi; abbiamo vedute spesso significativamente distanti. Ma comunque la si pensi da un punto di vista politico e culturale mi occorre l’obbligo di narrare il mio aver scoperto un mondo fatto di partecipazione, voglia di fare, concreto esercizio della cultura. Questo, in un panorama giovanile fatto di vizi e poche virtù, è comunque un bene. Che un ragazzo sia di destra o di sinistra non importa: se legge un libro è comunque un bene. Durante l’ultima campagna elettorale ho seguito non poco l’evolversi del movimento. Ho potuto più di una volta confrontarmi con Francesco Vozza, il leader, che sotto le insegne elettorali di “Noi con Salvini” ha condotto una campagna elettorale in molti comuni della Sicilia. Ho pensato, terminato questo momento importante, di intervistarlo per parlare delle loro intenzioni future o speranze di successo. Ma è stata anche l’occasione per parlare della destra italiana, del suo passato; di quegli errori che hanno portato ai disastri degli ultimi anni.

Ciao Francesco. La prima domanda che vorrei rivolgerti è sul tuo percorso di militanza politica. A differenza di molti che intraprendono questa strada in età avanzata e per scelte che sopraggiungono negli anni, tu hai una storia alle spalle. Come nasce il Francesco Vozza referente di “Noi con Salvini” per la provincia di Palermo? Quale è stato il tuo percorso di militanza sin dalle origini?

La passione per la militanza politica mi ha accompagnato sin da giovane. Ho iniziato nelle scuole, con “Azione giovani”, il movimento giovanile di AN; ho continuato a fare militanza all’università, quindi con “Azione universitaria” e poi, quando ho abbandonato la casa madre, sono approdato al “Blocco studentesco”, il movimento che faceva riferimento a CasaPound; allora avevo 25 anni. In questi ultimi anni ho proseguito il mio percorso con CasaPound ed oggi ho visto in Salvini l’unica vera alternativa ad un sistema politico che non prevede più la sovranità nazionale degli Stati d’Europa. Ho contattato il movimento di Salvini nell’ottobre del 2014 e da li è iniziato un percorso politico che mi ha portato a diventare il referente per la provincia di Palermo di “Noi con Salvini”.

L’esperienza di Alleanza Nazionale è un patrimonio che appartiene alla storia della politica italiana. Tanti gli uomini che hanno portato un contributo alla nascita di quel percorso di crescita e affermazione. Non solo Almirante, ovviamente. Una storia di cultura identitaria che si scontrò con una esigenza di guardare al futuro, con una svolta di Fiuggi non facile da digerire per molti. Quel cammino, però, nel bene e nel male, portò ad una casa comune forte e presente nello scenario politico. La destra rientrò nell’arco costituzionale dalla porta principale ma, una volta diventata forza di governo, in pochi anni si è letteralmente dissolta nel nulla dopo il disastro dovuto all’operato di Fini. Cosa pensi di quanto è accaduto e quali colpe ha avuto Gianfranco Fini?

Io penso che AN sia stata una mostruosità perché non è stato altro che esercizio del potere senza nessuna idea a sostegno di quell’esercizio. In pratica siamo stati cinquanta anni nelle fogne con un grande patrimonio ideale, ma una volta che siamo usciti a riveder le stelle ci siamo riscoperti dei veri e propri mutanti. La colpa non è soltanto di Fini: lui è solo l’espressione di una intera classe dirigente che è stata per più di dieci anni al governo e non è riuscita a portare i propri valori nelle istituzioni. L’unica cosa che ricordo di positivo fatta da AN negli anni di governo è l’istituzione della giornata della memoria dell’esodo istriano.

Le critiche nel merito di un tradimento di Fini non sostituiscono ma accompagnano una disamina relativa alla gestione politica della nascita del PDL. Ricordo un convegno romano de “La destra” di Storace in cui ero presente, dove Adriana Poli Bortone urlò la sua rabbia per il fatto che alla nascita del PDL si trattò con Berlusconi la famosa percentuale 70% – 30%. La prima erano i seggi che sarebbero andati a Forza Italia, la seconda quelli che spettavano ad AN. Nessuno, però, disse la politica pugliese, trattò sui contenuti politici oltre che sulle poltrone. Gli uomini figli di Almirante si ritrovarono, di fatto, a diventare dei liberali da un momento all’altro. La linea politica era dettata da FI e quell’apporto culturale che doveva essere compito primario delle destra venne a mancare. Quali errori politici sono stati commessi, per te, alla nascita del PDL? Quanto ha influito, nella scomparsa della destra italiana, la mancanza di passione civile sostituita solo da voglia di poltrone ed incarichi?

Sarò schietto e breve: non fu un errore politico. Soltanto l’esaurimento naturale di un progetto che non aveva più senso di esistere, cioè quello di AN. Ed oggi chi da la colpa a Fini di quello scioglimento in realtà all’epoca non mosse un dito per protestare contro quella scelta. Su questo bisognerebbe riflettere. Non mancò la politica; mancarono gli uomini in grado di interpretarla in modo corretto rispetto alle sfide che la storia ci poneva davanti. Da quella cecità, intellettuale prima che politica, nacque il disastro che abbiamo visto.

Matteo Salvini si è affacciato sulla scena in  modo impeccabile. Ha invaso un deserto, quello della destra, dove però sotto terra vi sono tante fonti d’acqua pronte ad essere sfruttate. Una forza di governo nuova pare nascere sotto i colpi di un mattatore che è andato alla conquista del sud. La nascita di un contenitore nazionale, entro qualche mese, appare imminente. Quale è la tua opinione umana di Matteo Salvini? Che persona è? E quale è la tua opinione sul suo progetto politico?

Salvini è davvero una bella persona: l’ho conosciuto e ho notato la sua costante disponibilità nei confronti di tutti. L’ho visto trovarsi dentro un comitato elettorale, dopo una giornata estenuante, con più di  150 persone che volevano fare una fotografia con lui. Ebbene, pur essendo stanchissimo ha accontentato tutti. Può sembrare una stupidaggine ma rispetto all’arroganza di molti questo dimostra umiltà. Il progetto politico è vincente per due buoni motivi. Intanto perché Salvini, invece che un progetto di destra, ne sta portando avanti uno che guarda oltre le ideologie novecentesche ed ha come scopo la riconquista della nostra sovranità nazionale. Questa cosa è di destra o sinistra? Credo che appartenga a tutto il popolo italiano. In secondo luogo, parlando del suo progetto politico, va detto che Salvini non è affetto dal conformismo antifascista politicamente corretto e non ha pregiudiziali di alcun genere verso nessuno. Chiunque condivide la sua piattaforma sovranista può prendere parte alla sua piccola grande rivoluzione.

Il vecchio leghismo, senza dubbio, ha ostacolato al sud la possibilità di percentuali altissime sin dalle prime battute. Ma non si può non osservare il grande successo del movimento in molte piazze del mezzogiorno. Come si sono dimostrati i siciliani all’ultimo appuntamento elettorale? In quali comuni si è registrato il miglior risultato? Che indicazione ti hanno dato, per il futuro, queste amministrative?

I migliori risultati si sono avuti ad Agrigento, Villabate, San Giovanni La Punta e Pedara, città in cui i candidati sindaci salviniani hanno sfiorato e in alcuni casi superato la soglia del 10%. Questo dimostra che in Sicilia c’è grande interesse per il progetto salviniano e che i vecchi toni della Lega, già condannati dallo stesso Salvini, non sembrano più di tanto incidere sulla scelta dell’elettorato. Comunque sono certo che, se dovesse nascere un contenitore nazionale, anche i dubbi che possono ancora aggrovigliare le menti di una parte di siciliani potrebbero finalmente essere dissipati: Salvini non è qui solo di passaggio e non vuole solo prendere voti.

Il percorso di Salvini, a livello nazionale, è caratterizzato dall’alleanza con “Sovranità”, il movimento nato da CasaPound Italia. Comunque la si pensi in merito, bisogna ammettere che il movimento di Iannone ha dimostrato che la cultura identitaria ha una sua precisa funzione all’interno del confronto politico. Funge da contrasto e calmieramento ad una dittatura, quella del multiculturalismo e dell’internazionalismo, che non vede, come sarebbe apprezzabile, la tutala di tutte le espressioni e provenienze culturali, bensì la distruzione delle identità nazionali e territoriali per creare un popolo uniformato, senza cultura, senza istinti di familiarità e protezione; un progetto che porterà i popoli ad essere incapaci di reagire ad una schiavitù che sembra essere l’approdo finale di questo percorso; opinione non solo di chi scrive ma diffusa, ormai, tra importanti addetti ai lavori, come il giovane filosofo Diego Fusaro. Forse, per questo, appaiono vincenti una formula ed un linguaggio che sono più moderni e attuali di quanto si creda: chi afferma che CasaPound è fatta di semplici fascisti, nostalgici e ignoranti, potrebbe aver preso un abbaglio. Cosa puoi dirci di questo movimento. Quale è la sua missione culturale oltre che politica?

Più che una missione culturale ti dico che CasaPound ha una missione spirituale. Mentre Sovranità rappresenta un progetto politico CasaPound nasce già con una idea rivoluzionaria, sin da quando nel 2003 venne occupato quell’edificio in Via Napoleone III a Roma, sotto il nome CasaPound; che poi divenne, appunto, il nome del movimento nazionale. Un qualcosa di rivoluzionario perché quell’occupazione servì per dare una casa a decine di famiglie italiane in emergenza abitativa. Non, dunque, un centro sociale come molti altri fatto per festicciole e spaccio di droga, ma un vero a proprio centro comunitario in cui vigono delle norme ben precise da rispettare. Le sfide di CasaPound sono tante. Certamente le tue parole su quanto sta avvenendo a livello globale ne rappresentano una parte importante.

Lo scenario politico è in continua evoluzione. Ciò che preoccupa molti è la possibile alleanza di Salvini con Berlusconi. Se, infatti, il lavoro di Salvini fino a questo punto è stato caratterizzato dal convogliamento di forze nuove e lontane da vecchi schemi, una approvazione di una legge elettorale come l’Italicum potrebbe portare ad un accordo con il quale la compilazione delle liste, forse, finirebbe in mano al cavaliere. Cosa pensi di questa ipotesi? Come credi che Salvini voglia gestire una possibile alleanza con Forza Italia?

Dico a te le stesse parole di Salvini: non è pensabile sciogliersi in un nuovo contenitore vuoto come è stato allora il PDL. Io credo che non basti battere Renzi per pensare di aver compiuto la propria missione; altrimenti si rischia di fare lo stesso errore di AN. Lo scopo non è vincere ma andare a governare con le proprie idee e restituire la sovranità al popolo e questo, credo, non si può fare se ci si ritrova in un unico partito con una Forza Italia che attualmente fa parte del PPE, grande sostenitore di questa Europa. Quindi, credo, Salvini lancerà un nuovo contenitore aperto a tutti coloro che ne condivideranno il programma. Il rischio di veder candidati vecchi arnesi della politica credo non ci sia.

Matteo Salvini ed i movimenti che gli gravitano intorno sono da mesi sotto attacchi violentissimi. Le manifestazioni pubbliche vengono interrotte da veri e propri attentati dei centri sociali. Sembra che per qualcuno gli anni ‘70 non siano passati e il modus operandi è quello di impedire che l’avversario politico apra bocca. Accusano di violenza gli altri ma i primi a praticarla sono loro. Cosa pensi della violenza politica dell’oggi? E cosa di questo modo di fare da sinistra?

Io penso che la violenza politica sia giustificata soltanto quando ad un popolo viene tolta la propria sovranità e quindi la libertà. Situazioni di reale emergenza democratica che non vedano altre soluzioni. Per il resto, parlare ancora dei soliti idioti che spaccano vetrine e incendiano auto, facendo il gioco dei governi e della grande finanza mondiale, credo sia abbastanza superfluo. È sotto gli occhi di tutti che i centri sociali esercitano violenza per dare una affermazione di sé. Questo significa non essere in grado di esprimere cultura politica; qualsiasi essa sia.

Voi ragazzi di Casapound Palermo vi riunite in un circolo comunitario. E’ il Nautilus, dove ti ho conosciuto per la prima volta quando venni invitato da un militante. Ammetto che per me, che non ho mai fatto militanza politica avendo “l’animo dell’osservatore distaccato”, è stata una piacevole sorpresa vedere, a prescindere dal condividere o meno il vostro pensiero politico, un gruppo di ragazzi intenzionati a fare cultura. Quali sono le attività che svolgete nel vostro circolo. Politica ma non solo: raccontaci di voi.

All’interno del nostro circolo organizziamo conferenze culturali, serate comunitarie, attività sociali per i residenti del quartiere. Cerchiamo, insomma, di far vivere con passione a tutti la partecipazione al circolo che è un luogo di ritrovo identitario. Poniamo attenzione alla cultura e, in modo particolare, tengo a sottolineare che apriamo le porte delle nostre conferenze a uomini e donne di qualunque espressione politica e culturale. Il confronto ci piace; anzi, lo riteniamo il sale della vita.