Di Sandro Ferrara

Una strana caratteristica è propria del cosiddetto “populismo”: la mancanza di fiducia non solo nella politica ma spesso anche nei propri leader . Diciamocela tutta, a volte questo atteggiamento si rivela una risorsa, essendo funzionale a evitare derive “moderate” troppo spinte da parte di chi è arrivato nella stanza dei bottoni, ma in alcuni casi può costituire un limite. Il principio che “chiunque vada al potere prima o poi asseconderà il potere, perseguendo il potere stesso” naturalmente ha un suo fondo di verità, pur tuttavia impedisce una corretta comprensione degli eventi. Il filtro del sospetto infatti può portare ad un’errata valutazione della congiuntura politico-economica e quindi a farsi domande (e darsi risposte) via via sempre più strampalate. La via lungo questo dirupo naturalmente porta al complottismo, e quindi da nessuna parte. L’aspetto paradossale, se si vuole, di tale distorsione è che spesso la medesima è indotta proprio dai media mainstream che tanto sono avversi al “populismo”, e che riescono dunque nel loro (sporco) giochino di separare e indebolire il campo avverso. La frustrazione e l’esasperazone accumulata negli anni di crisi e di governi tecnico-piddini (vere e proprie giunte militari UE) giocano senz’altro un ruolo molto importante in questo senso, ma c’è di più. La mancanza, a monte, di strumenti culturali adeguati ad un reale discernimento critico portata avanti con la mirata distruzione della Scuola e dell’Università, e la conseguente scomparsa, a valle, di una vera cultura politica hanno infatti spianato il campo al passaggio di un certo tipo di messaggi. Si finisce così, indotti proprio da quei media tradizionali ai quali (a parole) nessuno dice di credere, con lo screditare i propri rappresentanti. Stupefacente. Il recente psicodramma sul 2,04% – 2,4% che tanto ha diviso e divide il campo “populista” ne è un esempio lampante. Se è vero che la guerra la fai con gli uomini che hai, bisogna comprendere che in questo momento non esiste in Parlamento maggioranza possibile più eurocritica di questa, nonostante le posizioni sulla UE del movimento 5 stelle siano contraddittorie e a volte paradossali. Se era lecito e auspicabile aspettarsi maggiore tenacia, è anche vero che l’impostazione negoziale del governo italiano ad un’analisi più attenta e meno emotiva non appare del tutto priva di ragion d’essere. La percentuale di deficit ottenuta consentirà di far partire il reddito di cittadinanza e soprattutto quota 100, e questo in un contesto di spread che a questo punto non ha più ragione di dare eccessive preoccupazioni. Più che la procedura infatti, essendo questi i numeri, si sono evitati 4-5 mesi di turbolenze sui titoli con conseguente probabile ricaduta in termini elettorali sui partiti di governo, i quali invece potranno dar luogo ai provvedimenti-bandiera in tutta tranquillità e stravincere le elezioni europee, aspettando che il bubbone esploda in Francia (o altrove) e preparandosi adeguatamente a fronteggiarne le conseguenze. Basterà ai nostri (questo il calcolo) per adesso tenere la linea del Piave. Sarà la battaglia di Francia a decidere la guerra? Probabile, ma in ogni caso dopo le europee la situazione non sarà più la stessa; non sarà più il tempo della strategia, infatti, ma del coraggio.