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L’intercettazione è una vergogna solo se va a sinistra


C’è una repubblica fondata sull’intercettazione telefonica. Una repubblica distrutta nei sui principi morali e di convivenza civile a causa di quello che ha preso il nome, in gergo giornalistico, di “circo mediatico-giudiziario”; principale causa di ingovernabilità e anti-politica. I fenomeni che riguardano le masse hanno gestazioni lunghe e ci ritroviamo, adesso, alla fine di un percorso durato davvero tanto tempo. Siamo in mezzo ad un pantano. Oggi, dite la verità, quanti cittadini sono stati trascinati nella fogna comportamentale dell’emettere sentenze, insultare un semplice indagato, dare di sopra a qualcuno manco indagato? E quanti, ancora, passano ormai le giornate a dire frasi fatte, stupide e intellettualmente sterili, al riguardo del fatto che i politici sarebbero tutti ladri, tutti uguali? Ma quanti milioni di cittadini, dopo aver creato la loro opinione allo scoppiare di uno scandalo, sono retrocessi dalle loro convinzioni quando lo scandalo, puntualmente ma dopo tantissimi anni, si è rivelato fumo? Quanti? Ci sono questi pescatori con reti a strascico, questo strumento chiamato intercettazione, che catturano tutto; e tutto, una volta finito nella rete, finisce in vendita al mercato dell’odio. Sedicenti giornalisti, cani con la bava alla bocca, aspettano l’osso che gli viene lanciato in procura per tornare in redazione e mettere legna al fuoco della loro carriera di eroi di un pubblico di pecore addestrate all’invidia sociale e alla proscrizione medioevale. A nessuno importa il capire, l’entrare nel merito, accertare una responsabilità: è un Colosseo dove godere a vedere sbranare le persone!

Questo il quadro; ma arriviamo al dunque: se ad essere sbranato è un politico di destra, meglio se vicino a Berlusconi, tutti d’accordo. L’intercettazione è segno di tutela delle indagini; spesso si sentono anche le solite frasi fatte, patetiche e buone per tutte le occasioni, sull’indipendenza della magistratura; che con quella indipendenza ha distrutto una nazione. Insomma quando il malcapitato è un nemico politico il circo mediatico progressista partecipa all’orgia e approfitta della situazione quanto più possibile, come è stato per vent’anni e, in ultimo, ad esempio, nella vicenda di Maurizio Lupi. Se invece a finire nel tritacarne è qualcuno di sinistra, come D’Alema, allora si urla allo scandalo, alla barbarie, all’attacco alla libertà e all’individuo.

Il lettore, probabilmente, avrà meno memoria dello scrivente. Ma lo scrivente ricorda bene che questa Italia è il Paese dove, addirittura, è stato dato un segnale importante di “pericolo nel pubblicare le intercettazioni se queste riguardano persone di sinistra”. Ad esempio, Silvio Berlusconi, tra le altre cose, ha subito un processo penale in quanto il giornale di proprietà del fratello pubblicò una intercettazione di Fassino che, parlando con Giovanni Consorte, esclamo “abbiamo una banca”; la vicenda era quella BNL-Unipol e giova ricordare che Clementina Forleo, il giudice che chiese di poter utilizzare le intercettazioni tra D’Alema e La Torre, subì una operazione di assassinio professionale e venne trasferita a Cremona per incompatibilità. Non entro nel merito, ovviamente; mica qui si sta scrivendo che il processo non aveva diritto di celebrarsi. Ma risulta quantomeno curioso osservare quanto accade da un lato e quanto accade dall’altro. E certo bisogna riflettere sul come, e le reazioni di D’Alema alle intercettazioni che lo riguardano lo dimostrano, due pesi e due misure vengano usate sempre e comunque nel caso qualcosa colpisca gli uni o gli altri.

C’è che, forse, quel giocattolo che prima la sinistra usava a suo vantaggio è sfuggito di mano ed è diventato pericoloso per tutti? Certo! Però, quando negli ultimi venti anni il centrodestra ha tentato di legiferare per poter arginare certi fenomeni, nello specifico per regolare l’utilizzo e la divulgazione delle intercettazioni durante le indagini, si sono organizzati girotondi, manifestazioni di protesta contro “il bavaglio” all’informazione, battaglie dei soliti intellettuali con la tessere di partito. E ad accodarsi la sinistra forcaiola e mai responsabile; sempre irresponsabile verso certi temi e protagonista assoluta delle cause che hanno portato alla situazione attuale. Perché pubblicare le intercettazioni durante le indagini preliminari è una vergogna degna di un Paese incivile e questo siamo. Risulta evidente che i processi degli ultimi anni, spesso, non avevano lo scopo di accertare notizie di reato ma miravano alla macchina mediatica che si poteva scatenare dalla pubblicazione delle intercettazioni. Ed i giustizialisti erano sempre pronti ad approfittarne: chi può negarlo? Ma i puliti e i moralmente superiori, l’Italia migliore che risulta fare capo ad un partito che tra tangenti Mose, Mps, appalti alle cooperative, di migliore ha solo la capacità di farla franca, adesso dicono che no, non va bene usare così le intercettazioni. Ma qualcuno, forse erano distratti, lo dice da anni che non va bene che il diritto all’informazione, in questo Paese, si estrinsechi nel diritto di sputtanare chiunque e distruggergli la vita. E a guardare indietro la capisci la mancanza di sensibilità verso questi temi da parte di alcuni, solo di alcuni; perchè tanto il colosso giornalistico che ti protegge ha gli avvocati per difenderti e, nel caso di condanna per diffamazione, qualche magistrato amico che si “dimentica” di depositare in tempo le motivazioni della sentenza. Sempre che il giornalista sia di sinistra ovviamente; un Sallusti o un Feltri? Figurati: condanna certa.

E pensi agli ultimi anni di questo Paese. Dove, comunque la si pensi politicamente, il Presidente del Consiglio è stato intercettato, spendendo milioni di euro, per distruggere la sua immagine pubblica mandando ai giornali conversazioni private con centinaia di persone. Centinaia! E poi ti ritrovi un D’Alema che, ripeto, nel merito ha anche ragione, indiavolato a minacciare querele per tutti; e dice che “serve un intervento legislativo per tutelare l’onorabilità delle persone non indagate, per proteggerle da campagne diffamatorie“. Ma con quale coraggio? Ma con quale ipocrisia? Dove era, D’Alema, fino a ieri?

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