di Beniamino Manfredi Miconi

Ci sono due modi infallibili per capire se stai inesorabilmente invecchiando: 1) quando ti rendi conto che guardi sempre di meno Italia 1 e MTV e passi buona parte del tuo tempo televisivo tra Rai 3, Rete 4 e La7; 2) Quando guardando trasmissioni con ospiti annunciati come attesissimi/famosissimi, ti trovi a fissare lo schermo per alcuni interminabili secondi per poi chiederti “Ma questo, esattamente, chi sarebbe?”

E’ stata proprio questa, ahimé, la reazione del sottoscritto quando, il 15 Giugno 2020, il sito Dagospia.com ha dato in pasto ai suoi voraci lettori, lo scoop che la notissima e famosissima blogger influencer economista Iman Boulahrajane, in arte Imen Jane, non fosse laureata: il personaggio risultava a me completamente scognito, ma la notizia sembrava ghiotta (lo smascheramento durante una conferenza di Goldman Sachs ed i riferimenti ad Oscar Giannino promettevano benissimo) ed urgeva un immediato approfondimento.

Da quel momento si è aperto per me un mondo sconfinato: nelle ore successive ho letto e visionato decine di articoli, interviste, ore di filmati, video, podcast radiofonici, aventi come protagonista proprio la giovane donna economista “a sua insaputa”.

Ma andiamo per ordine. Chi è Imen Jane? Iman Boulahrajane, questo il suo vero nome, conosciuta al grande pubblico come Imen Jane, è una brillante e spigliata giovane donna di 25 anni, di origini marocchine, nata in Italia a Cassano Magnago (altre fonti dicono Tradate) , in provincia di Varese. Dalle notizie collezionate sulla rete, sembra abbia iniziato ad apparire sui social “grazie alla Ferragni” (parole sue) recensendo oggetti di moda, scarpe, accessori ecc. secondo un canovaccio ben noto alle giovani blogger. Nel 2017 la “svolta”: a soli 23 anni si candida nelle file del PD contrapposta alla Lega, come rappresentante della generazione di “nuovi Italiani”, non risultando eletta. L’esperienza segna fortemente Imen che da quel momento inizia ad utilizzare la sua piattaforma social per affrontare tematiche politiche ed economiche con un linguaggio giovane, semplice ed immediato. Il suo motto è spiegare argomenti apparentemente complicati in 15 secondi (il tempo medio delle stories di Instagram). La crisi di Lehman Brothers, la Brexit, diventano così avvincenti racconti a puntate, semplificati e veloci che catturano il pubblico più giovane e, probabilmente, anche meno avvezzo alla lettura di libri e giornali. Lo stile è pulito, il tono garbato e confidenziale, il personaggio piacevole. Il successo è garantito e, giusto dirlo, meritato. Da quel momento Imen diventa in poco tempo una star: ufficialmente presentata(si?) come laureata in Economia e amministrazione all’Università Bicocca di Milano, inizia a presenziare conferenze, eventi, partecipa come competente opinionista a prestigiosi programmi radiofonici e televisivi, viene anche nominata tra i “30 under 30 di Forbes”. Ricercatissima, apprezzatissima, entra in tutti i salotti “buoni”: selfie con vip, economisti,  il Sindaco di Milano Giuseppe Sala finanche con il Presidente Mattarella. Un tripudio. Se non fosse per un piccolo particolare, pur risultando regolarmente iscritta all’Università Bicocca, non è laureata. Nessuno è perfetto, direbbe Osgood Fielding III in “A qualcuno piace caldo”.

Lo “strano” caso di Imen Jane è realmente affascinante. E’ una finestra su cosa è oggi la Società Italiana, su cosa siamo noi Italiani (il sottoscritto e chi legge inclusi). Andiamo per ordine. Prima di tutto Imen è Italiana. Lo è fino in fondo (poi sarà più chiaro il perché). Si leggono in questi giorni dei meschini tentativi di catalogare la vicenda come un tipico caso di furbizia maghrebina. Niente di più falso. Questa è una vicenda profondamente italiana.

Questa storia non è neanche l’ennesimo capitolo del complesso di inferiorità di chi crede che il riconoscimento del proprio valore dipenda da un titolo che non possiede, ma è piuttosto una parabola sulla decadenza della civiltà occidentale e, nello specifico, di quella italiana.

A scanso di equivoci, partiamo subito con il dire che Imen Jane è un fenomeno. Il suo usuale incipit ad ogni conferenza, intervista, intervento radiotelevisivo suonava più o meno così: “Scusate se utilizzerò termini semplici e diretti, ma credo il fatto che i concetti siano comprensibili a tutti, compensi il sacrificio della terminologia tecnica”. Vendere la mancanza di una preparazione specifica come una scelta voluta. Chapeau. Signori, questo è puro genio italiano.

Scatta però la domanda: come è possibile che in questi anni i preparatissimi economisti, i giornalisti economici, i professori, i politici, presenti alle numerose conferenze ed alle tavole rotonde con Imen non abbiano mai avuto alcun sospetto che non avesse la competenza e la preparazione necessarie?

Semplice, perché è entrato in ballo un altro elemento tipicamente italiano: la faziosità, o, se preferite, molto prosaicamente, il tifo calcistico.

La blogger del Varesotto faceva parte della stessa “squadra” degli esperti che avrebbero dovuto valutarla come “mitomane”, e questo è risultato, ovviamente, impossibile.

Di più: Imen piace(va) alla gente che piace. E viceversa; il suo profilo instagram è una carrellata di selfie con tutti i suoi “miti”. Il “mio mito Mattarella”,  “il mio mito Cottarelli”, “il mio mito Cattelan”, “il mio mito Michelle Obama”. Insomma, un Pantheon di divinità eterogeneo ma accomunato dal contenere solo “dei” positivi, nessun personaggio controverso. Oddio, quando la nostra venne candidata nel 2017 nel PD si definiva “fan sfegatata di Renzi”, ma poi ha, prevedibilmente, in parte ritrattato.

La nostra giovane influencer ha così incarnato, nella sua parabola, la ragazza simbolo dell’Italia del politicamente corretto: immigrata di seconda generazione, progressista, spigliata, intelligente. Un esempio perfetto di integrazione: laureata (presunta) e di successo. Le sue banalità correvano sull’autostrada del pensiero unico tra gli applausi e l’ammirazione dei follower in preda ad una delirante recita sociale: dalle posizioni catastrofiste sul destino della Gran Bretagna post Brexit, alle critiche al sovranismo, passando per un europeismo spinto. Sempre à la page. Posizioni e previsioni magari spesso risultate errate, ma giuste per definizione. Era tutto già perfetto così, perché andare oltre. Quale folle avrebbe mai potuto voler conoscere la realtà dietro la leggenda? Nessuno, ovviamente…tranne l’eretico Roberto D’Agostino (Dio lo benedica).

La nostra Iman Boulahrajane è, nei fatti, realmente l’Italiana del nuovo millennio, i sovranisti di casa nostra se ne facciano una ragione: specchio lucido di un Popolo che è perfettamente incarnato dalle rappresentazioni, compresa quella politica, che oggi tristemente offre.

Alla fine, però, è questa la “bellezza” degli Italiani. Un popolo straordinario, alchemico, che trasforma con la sovrastruttura la struttura della Storia: basta cambiare prospettiva ed i nemici diventano liberatori, il menefreghismo tolleranza, la cialtroneria furbizia, la vigliaccheria mitezza. Troviamo sempre un modo per uscirne. In fondo, una seconda possibilità non si nega a nessuno, neanche a Imen Jane.