Eccoci, puntuali, all’ennesimo appuntamento con l’idiozia e l’ipocrisia dell’Italia liberata. Dalle nostre parti, non si sa come, abbiamo la capacità di dire che gli altri fanno qualcosa quando in realtà la tal cosa accade dentro le nostre mura. Sarà forse un mezzo di proiezione, una reazione psicologica di massa atta a esorcizzare la realtà, sta di fatto che con la complicità del beota e ignorante conformismo antifascista, ogni volta che ce ne è l’occasione si vedono alzarsi voci di sdegno e avvertimenti di rischio per la democrazia ungherese per il semplice fatto che i cittadini ungheresi, siccome hanno vissuto davvero il comunismo hanno una marcata cultura politica sovranista che li porta liberamente ad eleggere personaggi scomodi non in quanto antidemocratici; bensì in quanto antieuropeisti e promotori di politiche di nazionalizzazione. E’ il caso di Orban, presidente ungherese. Diversi anni fa l’unione di due frange prima scisse del fronte destro ungherese, portò a un cambio di passo in seno al parlamento; questo è vero. Il raggiungere la maggioranza assoluta ha costituito una grande evidenza circa le condizioni della possibilità di contrastare legislativamente le iniziative governative. Ma, questo è il punto, non si è arrivati a questo coi carri armati, bensì con l’appoggio, il voto, il benestare della maggioranza dei cittadini.

Quello che non si vuole comprendere è che l’autocoscienza dei popoli non può essere la stessa ovunque e quindi, ovviamente, un Paese che ha subito la dittatura comunista ha maturato in sè coscienze politiche di destra, oggi dette sovraniste, e che vengono liberamente confermate alle urne. E’ importane ascoltare le parole del presidente Orban quando, ospite in Italia, ha parlato al pubblico di Atreju e si è commosso ricordando la liberazione dalla dittatura comunista, cantando l’inno dellla libertà ungherese, scritto da italiani.

Ma vi sembra di aver visto, nel video, un terribile dittatore? Avete notizie di prigioni politiche e uccisioni di oppositori? In pratica siamo davanti a ben altro e ve lo spiego brevemente: se si annullano le elezioni e le democrazie come avvenuto nei paesi europei, e si nominano presidenti che fanno politiche asservite alla visione globalista e progressista, il tutto è descritto come legittimo; se invece legittimamente un popolo, come frutto della sua storia e della sua cultura, elegge e appoggia un presidente che fa politiche nazionaliste e opposte all’indirizzo dell’Unione Europea, questo viene narrato come golpista e dittatore. Tutto secondo il pregiudizio autoritario che un tipo di indirizzo legislativo sia privo di criticità, e l’altro sia nefasto, illegale, antidemocratico. E’ la negazione stessa della democrazia.

In Italia, patria della democrazia sulla carta ma mai nei fatti, come sempre regna l’ipocrisia. La cosa che fa più riflettere, circa le dichiarazioni delle ultime ore, è la condizione del parlamento italiano. Vediamo quindi, a confronto, i due parlamenti e quanto avvenuto per il coronavirus.

In Ungheria il parlamento ha dato pieni poteri ad Orban per affrontare l’emergenza. Attenzione quindi. Orban non ha ricevuto affatto pieni poteri. Non può arrestare la gente di sinistra perchè è di sinistra, cosa che tra l’altro in Ungheria non si è mai vista se non negli spettri delle cronache buffe dei giornali progressisti italiani. No, Orban ha ricevuto pieni poteri solo circa l’emergenza coronavirus per evitare che le lungaggini burocratiche possano inceppare la celerità dell’azione, necessaria a salvare le vite umane. Ma c’è di più, e di più importante, da sottolineare. Orban non ha  deciso di prendersi i pieni poteri ma li ha chiesti al parlamento, ed il parlamento era libero di votare no. Certo, mi si dirà, se il parlamento è a maggioranza di destra ovviamente il si era socontato. Bene, ma se il parlamento è a maggioranza di destra perchè democraticamente eletto dal popolo, perchè non accettare che per proprietà transitiva sia legittimo il ricevere di Orban dei pieni poteri? C’è il parlamento che ha fatto da tramite, ma se le elezioni non sono truccate significa che questo è avvenuto per volere dei cittadini.

Poniamo però, comunque, il caso, che quanto io abbia affermato sia discutibile da tanti punti di vista e che sia un bene evitare accentramenti di potere. E poniamo addirittura il caso che io sia d’accordo. Si, esatto. Avete letto bene. Perchè le cose che ho scritto sopra, le ho scritte solo per marcare la differenza con i patetici, ridicoli, buffoni e cialtroni commentatori italiani che invece di guardare in casa loro e alla emergenza democratica che da anni viviamo, passano il tempo a denunciare il fascismo in casa altrui; dove, per altro, fascismo non se ne vede; dove si vedono solo legittime, autorevoli, e votate dal popolo azioni di governo non asservite all’UE.

Ebbene ci troviamo in un Paese, l’Italia, dove dal 1994 si possono contare almeno due veri golpe politici: quello del 94 per il processo SME e l’alleanza della Lega con la sinistra (si, avete letto bene…) per mandare Berlusconi solo alle elezioni, così da perderle e poi aprire alla gestazione dei governi dell’Ulivo; e quello iniziato nel giugno 2011, a Sant Moritz, in cui si misero a punto la letterina coi compiti a casa da mandare all’Italia e l’innalzamento dello spread. Il nostro è poi un Paese dove regolarmente, dal 1994, le elezioni politiche, con rare eccezioni, vedono cadere le proprie promesse nel vuoto per realizzare maggioranze pirandelliane. Un Paese dove è stato abolito il voto di preferenza, rendendo possibile che ragazzini di sezione o fidanzate, asserviti a sistemi di potere e obbedienti le direttive di chi li ha messi in lista sono diventati ministri, sottosegretari, deputati e senatori senza possibilità alcuna di dissentire da una decisione presa al chiuso di stanze segrete. Cani con scodella e croccantini, che recitano in parlamento una funzione legislativa ridotta al lumicino.

Viviamo in un Paese dove la decretazione d’urgenza, che dovrebbe essere usata in modo centellinato e raro, è diventata strumento per aggirare le funzioni del parlamento, già reso fragilissimo dai cani con scodella e croccantini di cui sopra, che a decine hanno riempito gli scranni e che, come unico compito in cambio di 15.000 euro al mese, hanno quello di leggere l’SMS che gli invia il capogruppo dicendogli che tasto pigiare durante la votazione della giornata. Viviamo in un Paese dove un sindaco che non ha mai partecipato a una elezione politica nazionale, è diventato Presidente del Consiglio dal nulla, per nomina, attuando manovre europeiste che si sono schiantate contro gli ultimi baluardi della democrazia italiana. I referenum, come quello del 4 marzo del 2018.

Ma la cosa folle, cari lettori – arriviamo ad oggi e a quanto fatto con Orban – viviamo in un Paese dove il Presidente del Consiglio Conte ha preso pieni poteri per l’emergenza pandemia, senza che però nessuno, senza che il parlamento glieli abbia dati; a differenza di Orban che almeno li ha chiesti. Un Paese dove le conferenze stampa della Protezione civile sembrano riedizioni nostalgiche dalla Corea del Nord, con il massimo rappresentante che appena un giornalista ha fatto una domanda scomoda ha detto, per rispondere, “chiudiamola qua” e se ne è andato. “Chiudiamola qua!!!”. Ma siamo veramente oltre il ridicolo.

Enrico Mentana ha scritto su Facebook, a corollario di un articolo del descritto – a torto o ragione – campione dell’informazione corretta e verificata Open, che con la scusa della pandemia, in Ungheria c’è un golpe. Davvero? Ok, potrei accettarla come opinione. Ma qui no? Abbiamo uno sconosciuto al potere, mai visto, mai sentito nominare dai cittadini italiani prima che venisse nominato; questo agisce per decreto, limitando libertà personali; ha tentato di chiudere il parlamento e ha anche fatto un comunicato dicendo che avrebbe informato lo stesso delle sue decisioni; nel comunicato la locuzione usata era “sarà edotto”. Però siamo qui, noi tutti, a sentire gli autorevoli giornalisti d’Italia raccontarci della dittatura ungherese, mentre la dittatura ce l’abbiamo in casa. Viene da chiedersi, come fece l’ottimo Giampaolo Pelizzaro in una recensione del libro di Gabriele Paradisi “Periodista di la verdad”, che trattava del caso Litvinenko e quanto fatto da La Repubblica a contorno; viene da domandarsi che lavoro facciano, in Italia, certi giornalisti.

Cari lettori, non ci rimane che affidarci al pensiero critico, perchè ad affidarci agli autorevoli professionisti dell’infomazione che combatterebbero le fake news, rischieremmo di credere che in Italia c’è la democrazia e in Ungheria una dittatura mentre semplicemente in Italia abbiamo avuto politiche a favore UE e in Ungheria politiche opposte. Nient’altro. E se dobbiamo discutere sulla legittimità di come sono state portate avanti dobbiamo più concentrarci sul nostro Paese che sull’Ungheria. E allora, con pensiero critico, non ci resta che constarare due cose.

La prima è che siamo un Paese con governi rimossi, parlamentari nominati, decreti d’urgenza diventati sostituti del potere legislativo, di fatto annullato se non per legiferare sulle banalità. Un Paese con Presidenti del Consiglio sconosciuti ai cittadini prima della loro nomina avvenuta dal nulla. Un paese dove la gente è sotto processo e rischia 15 anni di galera per avere scritto su FB un insulto d’impeto a Mattarella, che già si era occupato si perseguire in sede civile i giornalisti colpevoli di aver scritto sulla sua famiglia. Siamo l’unico Paese europeo che vive davvero e realmente una emergenza democratica da anni, ma che racconta di essere il simbolo della democrazia.

La seconda cosa che voglio dirvi e che non vi diranno i giornalisti impegnati a raccontarvi che in Ungheria c’è un golpe, è che il presidente ungherese Orban, pagando con l’isolamento le sue coraggiose scelte, ha saldato i debiti con il Fondo Monetario Internazionele e chiesto di chiuderne gli uffici e abbandonare il Paese, in concomitanza con una serie di iniziative di naziaonalizzazione avvenute dopo la riforma della costituzione e attuate dopo i risultati delle libere elezioni politiche del 2010, quando si accaparrò i due terzi del parlamento. Capite, adesso, perchè Orban sta molto antipatico a chi ci ha raccontato che con l’euro saremmo stati tutti più ricchi? “Avanti ragazzi di Buda, avanti ragazzi di Pest, studenti braccianti operai, il sole non sorge a Bruxelles”.

PS:

E’ davvero molto importante per farvi capire le condizioni in cui versa il giornalismo in Italia e quali operazioni editoriali sono state finanziate e con che scopi. Se facciamo una ricerca sulla notizia della chiusura degli uffici dell’FMI in Ungheria, si trovano gli articoli dei famosissimi Debunker, che ci salvano dalle fake news e che vi raccontano che tutte queste cose sono scemenze. Ecco, allenatevi ad accorgervi che questi debunker scrivono nel titolo che la notizia è una bufala, e poi dentro l’articolo ma usando il condizionale scrivono che è vera, però condendo il tutto con dei distinguo, dei voli pindarici e con narrazioni di altre opinioni e valutazioni a contorno, che magari sono legittime e sensate ma servono a distrarre, gettare fumo negli occhi e non farvi accorgere che la notizia data per falsa nel titolo e descritta quindi come una bufala, è in realtà vera.

Il subdolo comportamento di questi “professionisti” dell’informazione si regge sulla consapevolezza che sul web la maggior parte delle persone si fermano, causa lettura da smartphone, a leggere i titoli. Per cui se un titolo ad effetto contiene la parola bufala, la maggior parte della gente crede che la notizia sia falsa e resta con quelle convinzione.

Mi occuperò di questa vergogna, dettagliatamente, in un articolo dedicato. Anche se ad occuparsene dovrebbe essere l’Ordine dei Giornalisti. Risate…