Il compito più difficile di uno scrittore, di uno scrittore capace, è quello di immedesimarsi nei personaggi che vuole raccontare. Sentirli talmente tanto dentro di sé da provare gli stessi dolori e le stesse gioie senza aver vissuto davvero le loro esperienze. In questo, lo scrittore, è artista a tutto tondo perché tale pratica necessita di empatia, sensibilità, processi di immedesimazione che – si aggiunga la mera capacità dello scrivere bene – lo portano a vivere e raccontare quelle storie, ad esserne protagonista emozionale, in positivo per la gioia; in negativo per i drammi. Quando questo avviene, e solo se questo avviene, accade che lo scrittore riesca a trasmettere, far comprendere, far immedesimare il lettore in quelle storie con cui, ognuno con la propria sensibilità, ci si confronta alla ricerca dei grandi significati del nostro vivere. Chi non è capace di processi letterari del genere scrive libretti che, seppur importanti e facenti parte del nostro tutto, non ci restano dentro. Li riconosci perché, quasi sempre, l’incapacità del trasmettere è sostituita dal surrogato peggiore: la retorica.

“Le Rose di Gerico” è un libro dove non vi è traccia di retorica. E, aggiungo, è un libro che racconta storie che nessuno, o quasi, sarebbe stato in grado di raccontare senza retorica: perché “Le Rose di Gerico” racconta storie di bambini sfortunati. Qui è l’artista Barbara Mileto: artista perché animo sensibile, ricercatrice del bello e del tragico, del bene e del male; del raccontare un percorso che trasforma le peggiori lacrime in sorrisi, le peggiori angosce in sospiri di gioia, i peggiori incubi in sogni. I sogni dei bambini che solo apparentemente sono protagonisti del suo libro; lo sono, bensì, del grande libro delle vite di ognuno di noi. Noi così distratti; noi così convinti delle nostre certezze; noi così inconsapevoli di essere diversi da quei bambini solo per il fato, quel destino che ha deciso dovessimo nascere nella parte fortunata di questo sfortunato e stupendo mondo chiamato pianeta terra. Per questo – non riesco a dire altro di più puntuale – questo libro è un lungo viaggio nelle piaghe più profonde della nostra anima. Ci si sente in colpa, impotenti, quasi artefici di quelle violenze, di quelle privazioni e cattiverie che subiscono, in tutto il mondo, milioni di bambini le cui vite entrano nel nostro cuore grazie a Barbara Mileto.

Perché questo libro merita di avere un posto nella nostra libreria? La capacità della Mileto è straordinaria. Come in qualsiasi recensione di un libro – io la penso così – è fondamentale non anticipare nulla di quanto il lettore potrà leggere; lasciare intendere è già tutto. Ma quello che devo necessariamente anticipare, con lo scopo di recensire il libro ma forse con il risultato di mostrarvi già adesso la parte più importante di esso, è che i racconti dei bambini che, con la loro capacità di sognare, resistono e risalgono dai pozzi neri della loro esistenza, non sono racconti dolorosi da leggere. Sono romantici. Sono commoventi. Sono dolci, anche amabili. Ci sconvolgono dentro ma senza invaderci di tristezza a senso unico. Questa è la incredibile abilità della scrittrice capace di camminare su un confine sottile; capace di narrare racconti dove la tristezza c’è, in ogni pagina. Ma questa è sempre riscattata dalla gioia, dalla forza del sogno, dall’amore di questi bimbi che dai Paesi più poveri e sfortunati del mondo, ci insegnano a sorridere per le cose più importanti.

Con Le Rose di Gerico Barbara Mileto va alla ricerca del bambino che è dentro di lei, scava nelle sue sofferenze, vuole raccontarle; ci riesce in forma metaforica; ne narra altre, di sofferenze, di altri bambini; così diverse ma certo uguali nel sentire. Senza accorgersene i processi del suo scrivere ottengono quindi liberazione da pesi, progressioni verso la felicità che è diritto di ogni essere vivente. Lo fa, pagina dopo pagina, ottenendo il risultato di far venire fuori il bambino che è dentro tutti noi. Soffocato, dimenticato dai drammi e dal nostro essere adulti, ma pronto a rinascere, con la gioia e l’esplosiva voglia di vivere che solo i bambini hanno. Sono emozioni semplici, ma incredibilmente complesse da decodificare e da raccontare. Barbara Mileto non ce le racconta in modo meramente letterario. Lei riesce a fare di più. Ce le fa vivere, sentire sulla pelle, stimolando i nostri sentimenti così provati ma così resistenti. Seppur segnati da aridi cammini, con Barbara Mileto fiorisce la parte più bella di noi, come le rose di gerico fioriscono nel deserto più ostile. Un viaggio, pagina dopo pagina, con cui impariamo a sorridere e ad amare come quando eravamo bambini.