I calabresi mi scuseranno se in questo pezzo farò riferimento solo all’Emilia ma, credo, l’analisi del voto delle ultime regionali ci consegna spunti di riflessione fondamentali per il proseguo della legislatura se si osserva quanto avvenuto nella terra rossa per eccellenza. Cosa è accaduto, davvero, nel PD? Quali le conseguenze, se in modo attento si analizza la perdita di quasi 700.000 voti rispetto alle ultime consultazioni europee e di quasi 900.000 rispetto alle precedenti regionali? Quasi un milione di voti nella regione da sempre roccaforte! Sembra assurdo dirlo ma, nonostante la vittoria del candidato renziano, proprio questo partito ha subito la più grande sconfitta ed esce dal voto con la consapevolezza che la spavalda sicurezza con cui i progressisti pensavano di poter andare al voto nazionale in qualsiasi momento è una pagina del passato. Il cantar vittoria di Renzi, che ha definito di secondaria importanza il calo dell’affluenza rispetto alla conquista della poltrona, è solo la facciata rimessa a nuovo di un palazzo con le crepe e, da oggi ancor di più, con nemici interni che su queste crepe costruiranno un fronda per minare la leadership di Renzi. Aggiungo che, da un punto di vista strettamente legato alla sua ascesa alla carica di Presidente del Consiglio senza passare per le urne, c’è da sottolineare che i più avevano comunque giustificato e protetto l’ex Sindaco di Firenze affermando che la grandissima affluenza alle primarie con cui era diventato segretario e il risultato netto delle europee dimostravano che, comunque, nel Paese, Renzi era appoggiato dalla volontà popolare. I tanti che proponevano questa tesi ora dovranno, con lo stesso metro, riflettere.

Sullo sfondo vi è stato il risultato della Lega che, paragonando tornate in periodi lontani, ha perduto voti a causa dell’affluenza bassissima ma che, in percentuale e in osservazioni di breve periodo che per la Lega sono quelle corrette, considerato il nuovo corso, ha raddoppiato i consensi ponendosi sotto la lente di ingrandimento; non solo per il 20% raggiunto ma perché questo dato è da valutarsi all’interno del  panorama politico degli ultimi tempi, che ha visto una mediatica ascesa di Salvini proposto come rottamatore della leadership di Berlusconi. E’ in questo quadro che il risultato diviene straordinario se messo in relazione con quello di Forza Italia, nella cui sede risuonano campane a morte. La lega ha doppiato Forza Italia e se Salvini voleva lanciare un’opa sul centrodestra ci è riuscito. I prossimi mesi ci diranno se il progetto di un “contenitore nazionale” con il suo nome vedrà la luce.

E’ da qui, dall’analisi di questi fatti, che non possiamo che guardare al patto del Nazareno in modo critico, consapevole. Il motivo è presto detto. A causa dei risultati è esplosa la definitiva guerra in Forza Italia con un Raffaele Fitto che, probabilmente, da oggi, effettuerà ostruzionismo parlamentare muovendo i fili della sua truppa. Un tutti contro tutti. La condizione odierna di Forza Italia non deriva solo dall’essersi posta, di fatto, al governo senza farne parte realmente, partecipando alle riforme e tenendo in piedi l’esecutivo. In più non possiamo non notare che da mesi, mediaticamente, non vi è più stata una sensazione che su questo o quel tema il partito di Berlusconi facesse da opposizione; le conseguenze erano state anticipate e previste da Marcello Pera, in una sua lettera al quotidiano Libero. Gli uomini fedeli al Cavaliere affermano che questo sacrificio è fatto per il bene dell’Italia in quanto è vista come fondamentale la partecipazione alla attuazione delle riforme istituzionali. Balle! La verità è che Berlusconi non può porsi all’opposizione al fine di riuscire a partecipare all’elezione del prossimo Presidente della Repubblica, che dovrebbe avvenire dopo capodanno. Francamente, visto quanto accaduto in passato, lo comprendo pure. Ma comprendo anche che su questo intestardirsi a farsi prendere a pugni senza alzare la guardia, all’interno del partito sia nata la fronda di chi pensa che, di questo passo, Forza Italia finirà per scomparire.

Tornando all’Osservato speciale, e cioè il PD, come accennato all’inizio del pezzo penso che da oggi nascerà un vero e proprio Vietnam interno e questo porterà definitivamente, secondo me, a far credere a Renzi che il suo momento mediatico d’oro piano piano si appannerà sempre di più. Se Renzi non è stupido, in questo momento starà pensando che non può durare un altro anno in queste condizioni senza che questo non si traduca in  una sempre più alta possibilità che vincere le prossime elezioni diventi più difficile. Per questo credo che lui possa decidere, costretto dagli eventi, di avvicinare il momento elettorale e tentare di passare all’incasso prima che sia troppo tardi, sfruttando un vantaggio che il PD ancora può vantare.

Queste riflessioni sul Matteo fiorentino, condite dalla condizione esplosiva di Forza Italia dove non si vede l’ora di fare opposizione dura, non possono che far pensare seriamente che le elezioni regionali ultime abbiano dato inizio alla “passione del Nazareno”. Quanto durerà ancora? Quali strascichi politici lascerà? Non possiamo saperlo ma è certo che a breve seguirà la morte di questo “compromesso storico” dei nostri tempi.