Prima di voler esprimere un pensiero sulla manifestazione romana organizzata da Matteo Salvini ho atteso un paio di giorni e letto tutto il leggibile. Le mie letture, a dire il vero, si sono concentrate più sulle visioni critiche e contrarie che su quelle a favore. Questo per poter avere conferma di alcune opinioni che in questi mesi si sono formate dentro di me. Opinioni, lo dico con forza, che vedono giudicare come intellettualmente mediocri le analisi di chi scrive sui migliori quotidiani del Paese; a questo punto non mi spiego per quali meriti. C’è chi lotta per distinguersi e, dal mio piccolo, proverò a farlo.  Infatti non voglio scrivere considerazioni, legittime ma di bassissima lega e deficitarie di profonda analisi, sulla presenza in piazza di cosiddetti “neofascisti”. Ho letto circa cinquanta articoli identici e con le stesse quattro frasi fatte e scontate: deprimente lo stato dell’informazione di un Paese carente di intellettuali e pensatori distaccati, invece che in campo con la maglietta di una squadra. E allora vorrei, con voi, andare oltre.

Mi spiego: il vecchio continente è, di fatto, protagonista di un momento storico del tutto simile a quello degli anni venti del secolo scorso. Sono certamente cambiati gli scenari, i contesti e, soprattutto, non vi è più una visione del mondo europocentrica, come invece era cento anni da oggi. Ma le similitudini sono tante: la vita di milioni di uomini e donne è caratterizzata da una esistenza precaria che vede, molto più che una povertà economica – l’unica di cui si discute e per la quale si cercano rimedi – una povertà di riferimenti intellettuali, culturali e morali che, stante le difficoltà della vita quotidiana, possano calmierare la stanchezza, lo svilupparsi di sentimenti negativi, in ultimo la violenza. A questo processo partecipa in primissimo piano, ne ho già argomentato nei miei articoli sulla strage parigina, l’apostasia del cristianesimo in corso da anni che, in un vero e proprio progetto politico e culturale progressista fallimentare e pericoloso, è in prima fila tra le cause dello smarrimento protagonista della vita dei popoli che “vagano senza una meta e senza riferimenti”; a causa della distruzione della identità cristiana dell’Europa e, quindi, della stessa civiltà europea, che non sembra vederne un’altra pronta a prenderne il testimone. Un bolscevismo dei nostri tempi, che vede la creazione di un “uomo nuovo”, figlio della dittatura progressista del meticciato razziale e culturale che è imposto, anno dopo anno, dalla promulgazione di leggi che sfruttano, come un cavallo di Troia, quello stato di diritto emancipato e, quindi, laico. Un laicismo non semplicemente tutelante le altre culture,  ma arma di una guerra senza sconti per distruggere quello che ci caratterizzava e univa come civiltà. A sommarsi, in subordine, quella crisi economica di cui tanto si parla che vede intere esistenze con decenni di lavoro, fatica e sudore spazzate via da classi dirigenti corrotte e affamate di tasse e “sangue” altrui. La borghesia è impaurita. Vede minacciato quel benessere costruito in più generazioni e vive ogni giorno la fobia del diventare povera. Impotenti solo in apparenza, da anni i popoli subiscono il sequestro di quanto accumulato in una vita di lavoro vedendo sfumare certezze, stabilità materiali, emotive e psicologiche. La speranza è un sentimento sconosciuto. I ragazzi hanno paura di innamorarsi, sposarsi, fare dei bambini. Sono troppo impegnati a lavorare gratis sognando di fare qualcosa che amano, per poi cercare lavori precari di qualsiasi tipo e avere almeno i soldi necessari, raggiunti i quarant’anni, per affittare una stanza. Non esiste più una dimensione spirituale umana da assecondare e curare; non ci sono più i soldi per un libro, una mostra. Una intera società, una intera civiltà, sta morendo. Sta morendo nel profondo di ognuno di noi. Vede le masse dirette verso una nuova servitù della gleba che non ha come protagonista, oggi, una zappa, bensì divise tutte uguali, in centri commerciali dove giovani  precari vivono una esistenza precaria; nella loro anima prima ancora che nella loro posizione contrattuale. La società è ormai pervasa da sentimenti di diffidenza, invidia sociale, insoddisfazione, bruttura interiore e morale. L’alcolismo latente nei ragazzi è diffuso: segno di inconscio desiderio di morte. Abitazioni di Roma e di Parigi sono arredate con gli stessi mobili delle catene a basso costo: segno di morte. Falliscono le botteghe e gli artigiani non tramandano la loro arte, che è vita. Ragazzi di Milano e di Londra vestono con le stesse magliette della stessa marca a basso costo: distruzione di identità. Chiudono le piccole imprese tessili e portano con loro nella tomba realtà locali e comunità umane in vita da decenni. E’ questo il progresso? E’ questo? Per carità: non si accusi di essere un conservatore chi si rifiuta di accettarlo. Tanti hanno “nostalgia dell’avvenire”, certo; ma non di questo avvenire! Questo è l’annientamento delle vite e della vita. Sono molto preoccupato ed osservo il caos, che sta montando, anno dopo anno. Come negli anni venti. E al caos segue sempre la tempesta che conduce alla salvezza; la quiete. Grazie ad un’alba che vede attrice una nuova epoca, che dia riferimenti e binari da percorrere, con qualcuno che diventi guida e faro dei popoli. Molti di voi avranno già capito…

Sto scrivendo cose di destra o di sinistra? Ma che importa? E allora, in piazza con Salvini c’erano persone di destra o di sinistra? Ma che importa? Ma come si fa a non capire ciò che di profondo e oscuro sta accadendo? Come possiamo leggere proscrizioni e analisi così deficitarie di sapere e comprensione dei fenomeni storici e sociologici, che strumentalizzano la presenza minoritaria di CasaPound per combattere, come fosse un demonio, la necessità di una presa di coscienza di quello che sta accadendo? E come possiamo sperare, con questa cecità causa di immobilismo nelle classi dirigenti, che nei prossimi anni possano essere affrontati e combattuti con gli strumenti della democrazia, le metastasi che stanno aggredendo il vecchio continente?  Non accadrà! Ne ho la certezza osservando quanto scritto su questa manifestazione. Sforzarsi di capire aprirebbe le porte all’affrontare i problemi, creare argine alle derive. Invece nessuno vuole capire: tutti vogliono soltanto sbrigativamente proscrivere: fascisti! Sono fascisti l’operaio, l’esodato, l’infermiere? Sono fascisti gli studenti, i disabili, i pensionati? Sono fascisti i precari, gli artigiani, gli allevatori? Certamente, è innegabile, i riferimenti politici che abbiamo osservato appartengono alla destra, una destra che dovrebbe riflettere sul suo operato se a colmare un vuoto oggi c’è un leghista. Ma quanta gente non di destra era in piazza mossa dai contenuti? Fidatevi: tanta! Ma quanta pochezza e sbrigativa sciatteria c’è nelle valutazioni di molti? Possono essere disaminate valutazioni di carattere strettamente politico? Certo! Ma quanto sono poco importanti? Quanto?

In piazza con Salvini non c’erano persone di destra, di sinistra, fasciste o comuniste. No! Anche se molti seguitano a non capirlo in piazza con Salvini, come ieri con Grillo, come in Francia con Marine Le Pen, come in Grecia con Alba Dorata, come in Inghilterra con Farage, ci sono soprattutto uomini e donne che non hanno mai avuto ideologie, sempre lontani dalla politica e dalle piazze. In piazza con Salvini c’erano le paure di chi è assediato da un esercito invisibile che sta sparando pallottole mortali sulle nostre anime. In piazza con Salvini c’era chi rifiuta di essere derubato della propria identità che è essa stessa segno di esistenza in vita. In piazza con Salvini c’era la paura ed il coraggio; la durezza e l’impeto dei giovani; la dolcezza e la saggezza dei vecchi. In piazza con Salvini c’era l’Italia che rappresenta quella civiltà europea che si è svegliata da un lungo sonno e che non vuole morire assassinata. O se così sarà, non senza aver combattuto fino all’ultimo istante!