Cari lettori, oggi, complice uno scontro mattutino con persone di opposte vedute, volevo spiegarvi come funziona la democrazia a sinistra. Per informarmi seguo pagine quasi soltanto opposte alle mie idee. In certi casi mi diverto a commentare i post. A modo mio: e cioè sapendo argomentare nel merito con pacata analisi dei fatti. Questa cosa fa impazzire. La gente non è abituata, tanto più a sinistra dove le discussioni vertono solo su frasi fatte, politicamente corrette, retoriche senza nessuna argomentazione a sostegno. Fieno per pecore nella mangiatoia ignorante dell’antifascismo militante, cosa assai diversa dall’antifascismo di cultura e autorevole.

Tra queste pagine c’è Redazione Lotta Continua che tra l’altro, essendo io uno che ha passeggiato, fatto colazione e chiarcchierato con Adriano Sofri (che ridendo mi disse di non mandargli articoli di politica), avrebbe dovuto avere una sorta di rispetto incondizionato. Insomma praticamente questi di sta pagina, come potete immaginare, scrivono tutto il giorno le solite cose che siamo tutti razzisti e fascisti. Due palle, veramente. Alla terza volta che, rispondendo ai post, gli ho fatto fare la figura barbina che meritavano, con argomentazioni serie e citando anche dei saggi scritti da giornalisti comunisti, mi hanno bannato impedendomi di scrivere sulla pagina. E’ la stessa cosa che fece l’editorialista dell’Unità Fulvio Abbate, che mi levò l’amicizia per avergli fato fare una magra figura sul suo dare del fascista anche alle patate bollite. Veramente, non se ne può più.

Ma la stessa cosa, stavolta su temi molto seri, ha fatto Pino Casamassima, incapace di gestire il confronto sulla sua bacheca, con una persona – me – capace di smontare le sue tesi rispettabilissime sulla strage di Bologna ma molto lacunose circa le evidenze ormai acclarate sulla pista palestinese. Certo, io conosco la vicenda nei dettagli, la studio da 10 anni e presto, in Sicilia, organizzerò due convegni. Ma proprio per questo, io penso, un giornalista dovrebbe essere interessato e stimolato a confrontarsi, ascoltare, capire. E invece? E invece ho detto, con educazone e pacatezza, che le sue tesi non stavano più in piedi e lui invece di contrastarmi e confrontarsi mi ha levato l’amicizia impedendomi di scrivere commenti sui suoi post. Questo non dopo avere tentato di proscrivermi e screditare la mia figura e autorevolezza, dicendo che io per scrivere non era pagato e lui si. Detto che se non sono pagato da alcuno questo è un vantaggio e una garanzia di non scrivere per conto e su ordine di nessuno; detto questo la domanda è: dato che lui è un profesionista pagato che scrive sul Corriere della Sera, se fosse stato così facile contraddirmi e farmi fare una magra figura, perchè ha preferito proscrivermi e poi levarmi l’amicizia per impedirmi di esprimere il mio pensiero? La cosa, in questi anni, non sapete quante volte mi è successa.

Quello che voglio segnalarvi, amici, è che questa cosa del tappare la bocca altrui e non è una stupidaggine. Quello che voglio farvi capire è che questa azione è, metaforicamente, il simbolo della violenza con cui viene assasinato un dissidente. Come in questo contesto web questa gente mi elimina virtualmente, in altri contesti storici e di vita sociale questa gente mi eliminerebbe con un colpo di pistola, pur di non farmi parlare. Forse come gli ha insegnato Pertini. Mussolini, in confronto a questi, è stato un esempio di libertà. Arrestato Antonio Gramsci, fondatore del PCI, invece che ordinare il suo assassinio il Duce si premurò di fargli avere in carcere, penna e carta in abbondanza per lasciarlo scrivere ed esprimere liberamente. Nacquero così i famosi “Quaderni del carcere” che vi invito a leggere, e che rappreseantano uno dei più importanti contributi filosofico/intellettuali della storia del comunismo mondiale ma, a tratti, contenenti riflessioni trasversali che sono faro e riferimento per tutti. Così, tanto per marcare la differenza, giova ricordare che  Aleksandr Isaevič Solženicyn, dovette comporre l’opera titanica “Arcipelago Gulag” interamente a memoria mentre era recluso in un lager e poi al confino in Siberia. La tenne a mente per 20 anni. Altro che carta e penna. Utilizzava il rosario, per ripete all’infinito, invece che preghiere, le vicende e gli spunti che una volta in libertà avrebbe, di nasconsto come un topo e in clandestinità, messo su carta; manoscritto poi sotterrato in un giardino in attesa di riuscire, come accadde, a portarne una copia in occidente aggirando i controlli del KGB.

Tornando a prima, quindi, il mio racconto è tutto incentrato su questo reale e quotidiano problema con cui ogni giorno mi scontro. A sinistra la democrazia la amano: a condizione che le elezioni le vincano loro; a sinistra la libertà di pensiero e parola la amano: a condizione che tu sostenga quello che pensano loro.

Giampaolo Pansa per esorcizzarli e descriverli li chiamò, non a caso, i fascisti rossi. Si sbagliava, perchè questi sono peggio dei fascisti che, in pieno regime, impedivano la dissidenza e l’opposizione incarcerando chi non si allineava, ma permettevano la critica e rispettavano la libertà di pensiero. Lo so che quanto scrivo, immersi come siete nelle frasi fatte antifasciste, vi sembrerà assurdo; lo so che quanto scriverò ora vi sembrarà incredibile perchè avete sempre visto i documentari e i libri coi cui viene narrato che Mussolini veniva soltanto e obbligatoriamente osannato. Ma non è così e a testimonianza vi sono tante vicende mai raccontate, come la storia del giornalista Roberto Farinacci. Da cui sappiamo che, in Italia, e per di più durante il conflitto mondiale, dalle pagine dei più importanti giornali fu possibile scrivere aperte critiche alle campagne militari e ai più alti vertici del fascismo. Dal regime non gli fu torto un capello. Venne poi fucilato, guarda il caso, dai partigiani, non prima di aver detto: “”Portatemi a Cremona. Là vi diranno che ho fatto del bene e che bisogna liberarmi“. Pagò con la vita il suo non pensarla come loro; tradotto al tempo, arrendersi e vendersi ai vincitori sostenendo la loro causa.

I fascisti hanno certamente limitato la libertà, non esiste un regime che non lo abbia fatto anche perchè, altrimenti, non sarebbe un regime. No? Dico, parliamo di aria fritta. Parliamo di banalità e ovvietà erette ogni giorno a simbolo della migliore informazione e cultura. Limitarono la libertà, i fascisti, ovvio; ma niente a che vedere con la storia dei comunisti, la cui violenza con cui impediscono agli altri di avere opinione, questo è il grave, è esercitata in piena democrazia e non, come avvenne coi fascisti, durante un regime. Perdonatemi ma questo fa la differenza. Non è un dettaglio.

Se ti permetti di criticarli apertamente vieni accoppato in poco tempo e senza tante chiacchiere; “senza processo o con processo sommario“: vi ricorda qualcosa? Sei obbligato a pensarla come loro. Le librerie di Giampaolo Pansa e i teatri di Simone Cristicchi assaltati per impedire presentazioni e spettacoli parlano chiaro. Ad uno come me, uno che durante il fascismo non le avrebbe mandate a dire per esprimere la propria opinione; ad uno che come me che dissente ed ha come unico riferimento la bandiera dello studio della verità – non feticcio intellettuale ma interiore e privato percorso di emancipazione – questi signori di sinistra riservano ogni giorno l’assassinio virtuale; virtuale, vi posso garantire, soltanto in questo frangente e in questo contesto storico .

Diversamente mi sparerebbero; non credo che la mia storia sarebbe dissimile da quella di Farinacci. Ne vado orgoglioso. E dopo 80 anni – mi piace immaginare – magari un giovane giornalista amante della libertà di pensiero racconterebbe la mia storia, non diversa da quella di tanti di voi, amici lettori; amanti come me della vera libertà di pensiero. Che oggi, ormai, in Italia, si è ridotta alla rivendicazione del diritto di non essere di sinistra.