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Sconfitti Grillo e l’antipolitica


In un’analisi del voto va sottolineato, prima di ogni altra cosa, il fallimento di Grillo. Se lo slogan del comico “comunista”, che ha gettato la maschera esaltando Berlinguer, era “o noi o loro”, appare evidente che gli Italiani hanno scelto “loro”; e cioè il sistema dei partiti.

L’analisi numerica e non percentuale ci dice che il Movimento 5 stelle ha perso milioni di voti. Quelli presi non sono affatto pochi ma questa emorragia di consensi avviene nonostante una vetrina mediatica “da opposizione intransigente” che, solitamente, i voti li fa guadagnare e non perdere. In più, i Grillini non sono affatto la seconda forza politica del Paese. Appare così solo a causa del fatto che il centrodestra si è frantumato in una galassia di partiti; ma questi partiti, sommando i voti, superano Grillo.

Credo che si possano sommare vari fattori che hanno concorso a ciò. Intanto i toni usati da Grillo in questi mesi: aggressivi, violenti, antidemocratici. Poi, come avevo accennato, l’errore più grave è stata la pagliacciata pro—comunismo avvenuta in campagna elettorale usando la solite frasi fatte, patetiche, ignoranti, sul comunismo mal applicato, sentite in questi decenni da nostalgici di regimi sanguinari. Se questo movimento si era presentato come apolitico e fuori dalle ideologie, con quegli slogan ha perso, in un sol colpo, tutti gli elettori ex di destra, o comunque non comunisti, che lo avevano scelto.

Quanti si saranno sentiti presi in giro? Credo almeno un milione di elettori. Io non ci avevo mai creduto; era evidente, ai miei occhi, che il M5S era ciò che aveva messo insieme tutta la galassia antagonista della seconda repubblica. Comunisti, ambientalisti, pacifisti, girotondi, popolo viola, no tav, no ponte, no nucleare, no tutto. Insomma un errore comunicativo mortale, commesso da Grillo, che ha rinnegato i principi del Movimento; almeno quelli sbandierati… Di Battista e soci, che negli ultimi tempi si sono atteggiati a star, dovrebbero scendere dal piedistallo e riflettere.

Il risultato che ha sorpreso è quello del PD. Un risultato artificiale, non considerabile come riferimento per le future elezioni politiche. Bisognerebbe dirlo a chi festeggia in pompa magna. Un esito gonfiato da una sommatoria di eventi e congiunture. Sicuramente Renzi ha dimostrato di essere un fuoriclasse, battendo Berlusconi sul suo stesso terreno, quello del trascinamento delle masse. L’alta astensione e la frantumazione del centrodestra hanno dato segnali forti soprattutto all’elettorato giovane, fuori dagli schemi antichi, che ha scelto in massa quello che non è più il partito della sinistra italiana ma un nuovo contenitore svuotato dalle vecchie logiche e che ha attirato molti voti da destra, assorbendo completamente, in più, il centro; ormai scomparso dal panorama politico italiano.

Ci troviamo di fronte a un Leader che è andato in piazza a dire che gli elettori di Berlusconi non fanno schifo e non sono stupidi. Parole sorprendenti provenienti dal PD, che, come una vecchia analisi di Luca Ricolfi ci ricorda, ha sempre perduto valanghe di voti moderati a causa della sua antipatia, del razzismo culturale e della puzza sotto il naso. Oggi, davvero, non c’è più nulla di quel partito e, in più, Renzi ha cavalcato slogan di centrodestra parlando di “impossibilità di accontentare sempre i sindacati” e di “orgoglio patriottico”. Incredibile…

Ma la vera motivazione del voto al PD sta nella “stabilità politica”, e quindi operativa, di cui ha potuto godere grazie all’appoggio proprio di Berlusconi che, probabilmente costretto dalla situazione giudiziaria, non ha potuto rovesciare il tavolo scatenando due mesi di campagna parlamentare anti PD. Se questo fosse avvenuto oggi sarebbe tutto diverso.

Berlusconi ha commesso un grave errore: non dare motivo agli Italiani di non avere fiducia in Renzi, dato che egli stesso, col suo partito, lo tiene in piedi con l’appoggio sulle riforme. Ma, appunto, è un esito gonfiato e alterato dal quadro politico. I tanti nel PD che pensano di essersi lanciati alla conquista definitiva del Paese ricordino che un centrodestra in crisi nerissima è, sommando i voti, solo 10% sotto il PD. Vedere sparire questo distacco non sarà tanto difficile.

Il risultato del centrodestra è facilmente analizzabile. Una coalizione che tiene sui numeri ma che, dato gli eventi di questi mesi, ha al suo interno vincitori e vinti. Forza Italia delude anche se resta zoccolo duro. Considero fallimentare e poco consolante questo finale, che vede un Berlusconi non poter far la voce grossa. Paga, secondo me, i toni moderati sull’euro. Tanti elettori di destra, se la campagna fosse stata più antieuropeista, avrebbero scelto Forza Italia che, comunque, mediaticamente, non convince più.

Angelino Alfano e il suo NCD superano lo sbarramento. Avranno da festeggiare, ma mica tanto. Il primo motivo è che, per lanciarsi come forza alternativa a quella berlusconiana, loro stessi si erano augurati un 8%. Il risultato, invece, ci dice che il pallino del centrodestra resterà ad Arcore. Si deve sottolineare che questo risultato è avvenuto con il confluire di tutto l’UDC di Casini. Questo significa che Alfano ha fallito. Con le sue forze non avrebbe superato lo sbarramento; certo, superandolo, anche così, vi è un punto di inizio possibile. Ma da qui ad avere una “conferma politica” ce ne vuole.

Fratelli D’Italia non supera lo sbarramento ma raddoppia i consensi rispetto alle politiche. Spero abbiano l’intelligenza di non festeggiare. Gli attriti con Storace, che è confluito in Forza Italia, hanno tolto quei voti che avrebbero fatto superare lo sbarramento dando alla rinata (forse) destra italiana una vetrina, quella del parlamento europeo, importante per aumentare i voti alle future elezioni politiche. Invece niente. Divisi e contenti; come sempre. E tutti perdenti. Forse, un giorno, capiranno che ritrovare l’unità è l’unica speranza di risorgere.

La lista Tsipras ha raggiunto di poco lo sbarramento.
Non era in previsione e molti, compreso me, pensavano ad un flop dovuto ad una campagna elettorale poco incisiva, di cui si ricorda solo un bellissimo sedere postato sui social network. E invece, sedere a parte, questa lista prende gli stessi voti di Alfano. Anzi, levato l’UDC, più di Alfano; c’è di che riflettere…

Il risultato più sorprendente è quello della Lega Nord. Perché è un risultato politico chiaro e stabile a differenza di quello del PD, che rischia di sparire alla prima curva. Il partito del Nord ha superato di slancio lo sbarramento, accaparrandosi un numero di voti incredibili se si pensa a due cose. Intanto questo partito prende il 90% dei consensi solo in poche regioni del nord; poi, ricordiamolo, pochi mesi fa era in stato comatoso.

Un partito finito, morto, dove si parlava solo del “Trota”; raccolto da un giovane molto in gamba che ha svolto una campagna elettorale impeccabile, la migliore insieme a quella di Renzi, diventando il punto di riferimento, in Italia, di chi vuole riscattare sovranità e moneta e di chi vuole fermare l’invasione dei clandestini.

Certamente la condizione della destra italiana ha influito molto in questo voto, dove si sono riversati tanti ex missini, nell’ottica di raggiungere, al parlamento europeo, la possibilità di costituire un gruppo parlamentare con le forze antieuropee di tutti i Paesi, Le Pen in primis. Il vero partito di destra, oggi, in Italia, spiace dirlo, è la Lega Nord. Almirante si starà rivoltando nella tomba.

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