Da tempo, sul web, sono nate delle forme di giornalismo atte a smontare bufale; i famosi debunker che hanno iniziato a rastrellare la sabbia dell’inesattezza come professione. Se, anche dal mio punto di vista, questa cosa sarebbe ed è lodevole, non lo è altrettanto per i modi che, via via, hanno iniziato a prendere piede. Lo stile, infatti, non è stato quello di smentire notizie false ma – e qui ho iniziato ad avere seri dubbi sulla genuinità di tali operazioni – quello di dare come false notizie non verificate, ipotesi non provate e tesi altrui credibili ma non aventi base scientifica. Le tre cose che ho appena scritto nell’ultima frase non ci danno affatto prova che una notizia sia falsa; ci dicono solo che “potrebbe” essere falsa e, quindi, anche il contrario. Da diverso tempo, nel dibattito su vari temi, si è diffusa una tecnica di proscrizione per menti non allineate, sebbene poi dopo tempo le cose definite “bufale” vengano spesso confermate dalla storia; ma quando ciò avviene è passato troppo tempo per ricordarlo. Possiamo fare l’esempio dell’euro, dello spread, del debito pubblico. Quanti di noi sono stati derisi come complottisti perché dicevano che lo spread poteva essere manovrato a comando per minacciare i Paesi o rimuovere governi non allineati? E sulla base di cosa venivamo derisi? Sulla base di due cose, ma mai sulla confutazione della tesi: il primo modo era quello di proscriverci come non competenti perché, ad esempio, non laureati in economia; il secondo modo era il dire che la autorevole comunità scientifica – i professori, gli esperti – affermavano che questo era falso. E allora, se a dirlo erano loro competenti, potevamo mai smentirli, noi comuni mortali? C’è qualcuno che si è accorto, negli ultimi 15 giorni, che abbiamo avuto la prova inconfutabile che lo spread è assolutamente manovrabile con azioni eterodirette della BCE, e quindi costituenti “scelte politiche”? E, alla luce di questo, che effetto vi fa ricordare adesso chi venne deriso per averlo detto 5 anni fa? E che effetto fa ricordare chi, della comunità scientifica “autorevole”, affermava che lo spread variava per colpa di una battuta infelice di Berlusconi o dei suoi passatempi privati? Quanti esempi, oltre lo spread, potremmo fare? Tanti.

Proscrizione in luogo di confutazione

Qualche anno fa, durante un incontro di filosofia, feci amicizia con Diego Fusaro. Il nostro rapporto, oltre che per le frequentazioni private durante le sue successive vacanze in Sicilia, si intensificò anche da un punto di vista “operativo”. Insieme partecipammo ad un convegno da me moderato sul referendum alla riforma costituzionale poi non riuscita. Ricordo nel mio intervento iniziale le parole che, poi, segnarono una specie di ritornello tra noi, con cui per ridere ogni volta che ci sentiamo, dandoci del complottista o dell’omofobo. In quelle prime fasi del convegno, infatti, feci un escursus generico sulla condizione odierna del pubblico confronto. E dissi che, ormai, vivevamo nell’era della “proscrizione in luogo della confutazione”. Mi spiego. Quando un soggetto afferma qualcosa nel pieno delle sue libertà, raramente viene contrastato con tesi altre. Ad esempio se non sei a favore di certi temi sui diritti civili vieni bollato come omofobo; se esprimi dubbi sulle emergenze causate dall’immigrazione senza regole sei razzista; se hai opinioni storiche circa fatti avvenuti e ricostruzioni parziali sei revisionista. E così via… Vengono a galla due cose: la prima è la debolezza di chi vorrebbe contrastarti e che, se non lo fa argomentando nel merito, mostra una palese inadeguatezza a poterti smentire, distraendo l’osservatore con fumo negli occhi, attraverso quella proscrizione che tanto è più forte, tanto più diviene protagonista e invasiva per far dimenticare l’argomento in discussione. La seconda è la sterilità intellettuale di chi è protagonista di questi comportamenti che – loro sì – sono proprio i tipici soggetti atti a ripetere come pappagalli le bufale, quelle vere, purché siano dette da media dominanti e “comunità scientifiche autorevoli”. Se Monti gli dice che lo spread dipende dai mercati, loro ci credono. Tanto più se glielo dicono al tg1 o su La Repubblica. Sono persone di grande mediocrità, senza nessuna capacità di pensiero critico.

La solitudine dei numeri primi

La proscrizione di chi ragiona invece di asservirsi ad una narrazione dominante è attuata attraverso una sottile e subdola tecnica. E cioè quella di accostare una persona che semplicemente ha un dubbio e lo esprime, ad i fessi che, ad esempio, dicono che la terra è piatta. Insomma i veri complottisti. Questa tecnica è molto scorretta, intellettualmente rappresenta la discarica del pensiero umano, eppure ormai è maggioritaria. Fateci caso. Ridono sempre dei complottisti, non quelli che dicono che la terra è piatta. Insomma si ride di chi, semplicemente, pensa. Questo fenomeno, diventato di massa, non credo sia casuale (non credo è condizionale, quindi ho un dubbio, quindi non ho le prove; ma questo non significa che io dica fregnacce se esprimo una tesi credibile). Lo credo perché tutti i fenomeni di massa, in sociologia, sono frutto di cambiamenti non spontanei ma di carattere pedagogico, eterodiretto. Se così non fosse bisognerebbe credere che la gente ha iniziato a comprare telefonini da mille euro o SUV al posto delle berline per scelta personale e non sotto pressione di azioni pubblicitarie radicali di massa. I fatti di costume non fanno eccezione. Dicevo, tornando a prima, che io credo che il potere sopraffino di chi influenza le masse, ha creato volontariamente il fenomeno culturale della proscrizione per il quale chi pensa, chi dissente, chi si pone dei dubbi, viene deriso come complottista. Gli effetti? Con questo sistema di cose la gente senza carattere e spalle larghe, la maggior parte, ha paura di esporsi, di dire la propria. E con questo si creano le condizioni per lasciare “sole” le persone che denunciano, a urlare ai quattro venti la verità. L’esempio massimo che abbiamo è descritto nell’ultimo articolo del Senatore Alberto Bagnai “Il crepuscolo dei babbei”, dove lui narra di decine di messaggi privati di colleghi parlamentari che gli danno ragione. Però ad esporsi pubblicamente contro l’euro è solo. Riportando questo esempio su grande scala, per ognuno di noi, riuscite capire il danno che produce questo fenomeno in termini di mancanza di “reazione” ai fenomeni storici e politici che subiamo? La solitudine dei numeri primi, di chi eccelle, non ci dice che chi resta solo è il migliore. Ci segnala che, restando solo, non ha forza di azione.

Bisogna avere le prove

Una delle tecniche con cui si zittisce chi ha una opinione credibilissima è costituita dal dire immediatamente la frase magica: “devi avere le prove”. La cosa – che ha veramente implicazioni culturali enormi di carattere filosofico – riguarda la maggior parte della gente. Tutti si accodano a questa stupidaggine che è stata usata come falange macedone per impedire che le persone intelligenti e che non si bevono scemenze su spread e debito pubblico, o altro, possano creare una reazione dissentendo. Una persona intelligente non ha affatto bisogno di prove per dire una cosa credibile. E state attenti ora alle mie parole: le prove servono ad affermare che una cosa sia inequivocabilmente vera. Se prove non ce ne sono, di contro, non significa affatto che quella cosa sia falsa. E’ un concetto chiaro? Non saprei scriverlo meglio. E’ la teoria degli insiemi, che si studia alle elementari, e che la gente ammaestrata dai “famosi e autorevoli” debunker ha dimenticato. Un giudice può assolvere per “insufficienza di prove”, ma questo non significa che il reato non sia stato commesso. Ed un processo nasce perché un giudice preliminare, senza prove, ritiene sufficienti gli elementi a disposizione per “ipotizzare” che il fatto sia vero. E questo accade in modo autorevole anche se, poi, il processo si conclude con assoluzione piena. Ecco, è la stessa cosa. Se su un certo tema una persona fa una ricostruzione credibile, anche solo basata su coincidenze ed anche se, addirittura, dovesse poi risultare falsa, questo non può e non deve impedire a priori la dialettica, il confronto, il ragionevole dubbio. Perché come per l’esempio che ho fatto delle indagini preliminari, il processo potrebbe accertare che il fatto non è avvenuto, ma anche il contario. Pasolini disse “io lo so ma non ho le prove”. E lo scrisse perchè se le cose hanno un senso, se sono legate da troppe coincidenze, non ha senso il dire che bisogna non dirle.

Il servizio di Tg Leonardo

Subito dopo la pubblicazione del video del 2015 sulla creazione in laboratorio di un virus, ho scritto un post di cui riporto alcune parti, essendo le altre folkloristiche e provocatorie verso un carco amico con cui mi sono scontrato spesso.

Dopo un video del genere andrebbe chiesto, al contrario, di fornire le prove che il virus non sia stato creato, perfezionato e diffuso volontariamente. In assenza di argomentazioni valide, la prova è contraria. E cioè che è stato inequivocabilmente diffuso volontariamente. Sono complottista per quanto ho scritto? Ma davvero dopo aver visto questo video e letto le mie parole, una persona come me può essere proscritta paragonandola a chi dice che la terra è piatta? PS: E se le cose stanno come al solito, adesso inizierà la campagna di certi media dominanti per negare tutto. L’operazione sarà quella di dire che i due virus non sono gli stessi. Ma anche se il virus è un altro la sostanza è che non abbiamo la prova che l’altro, il covid-19, non sia stato creato artificialmente. Anzi: ora abbiamo la prova che queste cose vengono fatte davvero in laboratorio e quindi andrebbe invertito l’onere. Sono loro che devono provare che questo virus attuale non è stato creato in laboratorio. E se questa prova non c’è, noi possiamo avere torto solo ipoteticamente. Ma certo non essere derisi come complottisti se viviamo col dubbio.

In queste frasi – lo si scorge benissimo verso la fine – io affermo sia assolutamente possibile che il virus non sia stato creato in laboratorio. Ma affermo che fino a quando questo non fosse stato provato (sono arrivate delle smentite in serata, infatti) chi ha condiviso quel video e fatto ipotesi nefaste sulla natura del codiv-19, non può in nessun modo essere deriso come complottista. Aggiungo, e non ho nessuna prova, che le smentite arrivate non mi convincono. Tempestive, di massa, su larga scala e subito supportate da “riviste scientifiche” e media “autorevoli”. Sono le stesse caratteristiche delle operazioni mediatiche che smentivano il fatto che lo spread potesse essere manovrato a comando con azioni eterodirette. Fateci caso anche voi, suvvia.

Ma la domanda che vi faccio è: secondo voi, se per caso fosse vero che questo virus noi sia naturale, ve lo verrebbero a dire? Quando vi stavano ripulendo i conti corrente con le nuove tasse di Monti, vi stavano a raccontare che dovevano salvare le banche estere dalle esposizioni oppure su tutti gli “autorevoli giornali” venne scritto che questa cosa serviva per abbassare il nostro debito pubblico? E per caso, sempre sugli “autorevoli giornali” che riportano le dichiarazioni della autorevole “comunità scientifica”, qualcuno vi spiegava che l’euro lo prendiamo proprio emettendo titoli di debito? Eppure chi lo diceva e lo dice era deriso, complottista.

Debunker dei debunker

In testa all’articolo vi ho parlato di forme di giornalismo che sono nate per contrastare le bufale. Ne sono esempi Open e Butac. Al termine di questa disamina vorrei ora segnalarvi la mia opinione su come questi operino, a mio avviso in modo tutt’altro che coincidente con quanto appare. Mi è sorto un dubbio. Questi hanno come scopo di denunciare le bufale, e cioè le cose false? Oppure di denunciare come bufale le notizie non verificate, ipotesi non provate e tesi altrui credibili ma non aventi base scientifica? Perché, come ho spiegato in testa all’articolo, queste non possono essere trattate alla stessa maniera. Le ricostruzioni che non possono essere (ancora) provate, e magari basate su delle coincidenze, che non hanno prove e base scientifica, non possono in nessun modo essere accumunate a ricostruzioni di cui è provata la falsità. E’ per questo che, anni fa, non poteva essere descritta come bufala la affermazione che lo spread potesse essere manovrato a comando. Venne fatto, ma oggi abbiamo le prove che era vero! Quindi, allo stesso modo, le ricostruzioni considerate oggi bufale perché non supportate da prove, potrebbero tra qualche anno essere cristalline ed evidenti. Il discrimine, allora, non è la prova provata ma la credibilità e verisimiglianza di una tesi anche se non (ancora) provata, in base all’esperienza sensibile e coincidente con la consapevolezza del contesto in cui si è immersi. Esperienza e consapevolezza che taluni hanno, altri meno.

La mia consapevolezza, maturata con esperienza in ambito giornalistico, è quella di chi può affermare senza essere smentito e facendo esempi concreti su fatti avvenuti e tra i più gravi della nostra storia, che se persone autorevoli, giudici e comunità scientifiche affermano una tal cosa non significa che sia vera. Non solo. Io affermo senza poter essere smentito che, addirittura, se autorevoli comunità dimostrano “con prove alla mano” una certa cosa, questo non costituisce affatto inconfutabile verità perché le prove si possono costruire, attuando depistaggi di varia natura. Per questo, quindi; per questa mia esperienza e per la mia consapevolezza che sono esperienze e consapevolezze non comuni sulle sovrastrutture che ci governano; per questo io affermo che nessuno, dopo il servizio del 2015 del tg Leonardo, può affermare senza essere smentito in futuro, che non ci sia la possibilità che qualcosa non quadri. Anche fossero necessari anni e anni prima di una eventuale crepa nel vaso di pandora, come una fuga di notizie da un archivio di un servizio segreto. Sarebbe come quando ci dissero che sulla strage di Bologna vi erano inequivocabili e provate responsabilità, e chi andava dietro ad altre tesi era complottista. Dopo un quarto di secolo, 25 anni esatti, però, per una svolta casuale del destino venne alla luce un documento comprovante il fatto che la sera prima della strage, all’Hotel Centrale di Bologna di fronte la stazione, alloggiava il dinamitardo esperto di esplosivi Thomas Kram, uomo di Ilich Ramírez Sánchez: “Carlos lo sciacallo”, terrorista venezuelano con cittadinanza palestinese. Ma questa, miei cari amici e lettori, è tutta un’altra storia.