Da quando l’attuale governo italiano si è insediato le tematiche riguardanti la moneta, l’Euro e l’Unione Europea sono divenute di importanza ancor maggiore rispetto al passato. Se è vero, infatti, che dalla Grecia alla Brexit, di questi argomenti se ne parla da tempo, bisogna constatare che l’insediamento del governo formato tra Lega e M5S – io lo chiamo il governo Savona – ha portato ad un livello di consapevolezza maggiore sul quanto, davvero, quello che stiamo vivendo possa rivelarsi, da un momento all’altro, di storica importanza. Le dottrine del progresso, per anni dominanti in Europa, vedono reazioni di sistema nascere come incendi spontanei. Il sovranismo, termine diventato comune, racchiude quella idea del ritorno al passato, fuggendo da un presente che, ai popoli europei, sembra non piacere affatto. Nelle ultime settimane il mio editore mi ha chiesto di incrementare la nostra attività giornalistica proprio facendo da testimoni e raccontando il sovranismo nascente, cercando di interpretare i tempi e interrogando i diretti protagonisti.

Ho stretto la conoscenza con Antonio Triolo quando, un paio di anni fa, partecipammo attivamente alla battaglia per non far passare la riforma costituzionale che avrebbe, di fatto, visto una definitiva cessione della nostra sovranità. Venni chiamato a moderare un convegno, presso l’Hotel delle Palme di Palermo, dove tra autorevoli relatori prese la parola anche lui. Uomo di stoffa pregiata, valori forti e cultura, capii subito che avevo davanti una persona non banale – già merce rara – che in più aveva il pregio di avere una visione filosofica degli eventi storici; e la capacità di pochi, quindi, di analizzarli a tutto tondo e fuori dagli schemi del politicamente corretto imperante. Dipendente del Comune di Palermo nel settore scuola e politiche di coesione, marito e padre instancabile, a 46 anni ricopre oggi gli incarichi di coordinatore regionale e responsabile nazionale del dipartimento economia del “Movimento Nazionale per la Sovranità” fondato da Gianni Alemanno, Roberto Menia e Francesco Storace.

Ciao Antonio, raccontaci di te e del tuo percorso nella politica.

Avevo solo 13 anni quando misi piede la prima volta in una sede del fronte della gioventù di cui poi fui anche componente della giunta provinciale. I passaggi successivi sono quelli comuni a tante persone della mia estrazione. Dopo Fiuggi mi iscrissi ad AN e poi, insieme ad altri amici, come Alemanno, nel PDL. Questo fino al 2011, anno in cui decisi di distaccarmi dalla politica e mi dedicai a studi e approfondimenti personali circa le questioni della moneta.

Quali sono gli autori, i grandi pensatori, che ti hanno colpito maggiormente circa questi temi?

Per quelli del mio mondo un riferimento è Ezra pound. Egli sosteneva che l’usura imprigiona i popoli e la sua critica al sistema mercatista è racchiusa in una famosa frase dei “Cantos” dove dice: “il tempio è sacro perché non è in vendita”. Qui si esprime chiaro il concetto che non tutto può essere merce; che l’unica cosa che resiste al mercato è lo spirito. Il grande capitale, invece, tenta di rendere tutto commerciabile, come poi abbiamo visto in questa deriva che è arrivata a vedere anche feti e uteri di donne povere oggetto di mercimonio; il tutto spacciato come diritto degli uomini e progresso.

Beh, Antonio, io dico sempre che un grande limite intellettuale di molti è considerare i cambiamenti come progresso, solo con accezione positiva. Sono affezionato ad un vecchio proverbio giapponese che dice: “cambiare non equivale necessariamente a progredire”.

Esatto, ma questo è sostenuto da tanti. Anche Costanzo Preve, maestro dell’amico Diego Fusaro e marxista, sosteneva che il mercato trasforma tutto in merce. Siamo sicuri che queste trasformazioni siano sempre e solo progresso? Preve, poi, non interpreta il capitalismo come fenomeno conservatore, ma come un fenomeno di rivoluzione nichilista.

Hanno distrutto Dio e le Patrie, manca solo la famiglia…

Esatto: questa sinistra, che ha aiutato il capitale agevolandolo, è stata corrotta dal mito del progresso. L’equivoco ha portato alla concezione che ogni forma di legame, tradizione, cultura, comunità viene distrutta perché additata come fenomeno conservatore. Di fatto, essendo il capitalismo non un fenomeno conservatore bensì progressista, la sinistra ne ha assunto il ruolo di guardia rosa; mentre i “montismi” sono la guardia grigia. Sono le due guardie a difesa del capitalismo finanziario.

Un processo che parte da lontano. Da qual muro che sembrava solo rappresentare un allargamento del benessere a tutti. E invece?

Chi viene dal mio ambiente non può che essere contento, come fatto storico, della caduta del muro di Berlino; ma questo ha avuto conseguenze anche negative. Fusaro dice, e lo condivido, che è venuta a mancare l’idea che potesse, nel mondo, esserci una alternativa al capitalismo del modello americano. È la gabbia del capitale, oggetto di tanti scritti nel ‘900. Questa assenza di alternativa ha trasformato un sistema economico in un sistema teologico monoteista; dove non sono accettate eresie: ad esso non vi sono alternative! I Monti possono aver fatto dei disastri ma vengono stimati e venerati perché la realtà non conta nulla rispetto ai dogmi. Ed il Dio di questo monoteismo è la finanza!

Qui arriviamo ad un famoso concetto, che è quello di primato della politica sull’economia. Progressivamente abbiamo visto prendere piede e affermarsi una inversione dei ruoli. Adesso è l’economia che detta l’agenda al legislatore, imponendogli scelte anche amorali. E’così, quindi, che anche “il tempio di Pound”, nonostante sia sacro quindi inviolabile, può essere venduto. Come è avvenuto questo processo?

La finanza non è controllata più dalla politica perché il capitale risponde a criteri di illimitatezza. Nella sua azione ciò che si oppone viene abbattuto. Il primato della politica è uno di questi limiti che il capitale vuole abbattere. Ma se la politica è abbastanza forte da evitarlo si oppone; ed è proprio qui che entriamo nella logica e nel terreno del sovranismo.

Se dovessi spiegarlo a un bambino?

E’ la semplice idea che un popolo governi se stesso, come scritto anche dai padri costituenti nell’ art 1. È un concetto quasi banale ma incredibilmente è diventato rivoluzionario. La normalità è diventata un obbiettivo da conquistare.

Grande mistificazione è descrivere il sovranismo come fenomeno di destra. Sei d’accordo con me?

Il concetto di sovranità è stato affrontato dai maggiori intellettuali del ‘900 ed anche da grandi studiosi della sinistra. Dobbiamo affermare con forza che il concetto di sovranità nazionale non ha nulla a che vedere con destra e sinistra. Lenin riconosce che il processo di affermazione del socialismo avviene su base nazionale. Ne parla nel testo “Sulla parola d’ordine degli stati uniti d’Europa”. L’Unione Europea implode perché è stata costituita senza prima passare da processi su base nazionale e la cessione di sovranità non è venuta da processi democratici. Questo ha generato l’inconveniente del veder le leve di comando in mano a Paesi potenti.

La reazione di sistema, in tutta Europa, è ormai evidente. Cosa pensi accadrà?

Cosa accadde nel periodo di crisi degli anni ‘30? Si diedero le medesime risposte di oggi. Mentre negli Stati Uniti d’America nacque il “new deal”, in Europa il cancelliere Brüning, il Monti del tempo, attuò politiche di austerità draconiane costringendo il popolo tedesco a una condizione di tale povertà da affidarsi poi al nazismo. Tutti quanti noi, dalla cultura scolastica, sappiamo che il nazismo proviene da Weimar ma manca un passaggio; non ci viene fatto studiare con la giusta attenzione. Tra Waimar e il nazismo c’è Mario Monti!

Una cecità disarmante…

La cosa incredibile è che nel 2007 abbiamo replicato un film già visto con gli Stati Uniti che escono dalla crisi con politiche di uguale concezione e allo stesso tempo, in Europa, viene introdotta l’austerità. Quando tu mi chiedi cosa accadrà, io ti rispondo: cosa è accaduto?

Non se ne esce. Puoi arginare il fiume fino a un certo punto. I popoli, che sembrano solo subire, prima o poi reagiscono. E arriva la piena. E’ così?

Certamente. E per capire il presente e immaginare il futuro bisogna conoscere il passato. Le forze che muovono la storia sono di due tipi: ci sono quelle materiali, come quella dell’economia. Ma anche quelle spirituali. Queste non vengono tenute in considerazione ma sono anche più potenti. Il messaggio importante da mandare è che, prima della piena, i sovranismi di oggi e le loro politiche vogliono fungere da calmiere, essere salvifiche, spegnere la miccia dell’esplosivo per evitare il disastro che già abbiamo visto negli anni ’30. Se invece si continua con le stesse politiche degli ultimi anni la conseguenze spiacevoli saranno inevitabili.

Chiacchierando con te mi piace osservare la chiarezza che è figlia di una competenza. In quegli anni che ti sei allontanato dalla politica come hai coltivato le idee che hai sin qui espresso? Quali riferimenti hai avuto?

In quegli anni ho seguito un percorso con Alberto Bagnai, partito da un blog e arrivato alla associazione “Asimmetrie”, con Marcello Foa e Claudio Borghi tra i componenti. Associazione che nessuno conosceva, in Italia; ma che era seguita anche da personalità estere.

E poi cosa accadde?

Nel 2013 mi rincontrai con la politica proprio per questo percorso che aveva come oggetto la sovranità nazionale. Nel settembre 2013 uscì sul Messaggero la prima intervista dove si diceva che l’uscita dalla moneta unica non poteva essere più un tabù. A parlare era Gianni Alemanno. Nacque il “Movimento Nazionale per la Sovranità”, mettendo insieme tanti satelliti che provenivano dalla storia della destra italiana. Il congresso fondativo venne svolto con un grande manifesto in bella vista, che riportava l’art. 1 della costituzione. Il messaggio politico è chiaro: la sovranità appartiene al popolo.

Poi l’avvicinamento tra voi e Salvini. Cosa pensi di lui?

Conobbi Salvini proprio a un incontro con Bagnai. Salvini, e questo lo descrive, a differenza di molti politici ha avuto cura di studiare e documentarsi. La parabola di Salvini è il fallimento di chi si è intestato l’eredità della destra italiana. Non puoi rivendicare il pareggio di bilancio ed essere contro il fiscal compact: c’è un percorso di coerenza che manca di approfondimenti. La Lega e Salvini hanno espresso, invece, chiarezza e coerenza e questo ha avuto un effetto attrattivo. L’unico limite, forse, è che il leader ha capito le potenzialità ma non vi è ancora una sovrastruttura intellettuale organizzata che possa dettare la linea. Forse la scuola di formazione politica della Lega non è nata per gioco ma come tassello che possa portare a questo.

Non siete un partito unico, ma posso permettermi di dire che avete operato in quella direzione?

Al nostro congresso fondativo intervenne Giancarlo Giorgetti, che fece le veci di Salvini, aprendo a un ragionamento politico di tipo nazionale. Sposando il percorso abbiamo unito le forze facendo un accordo che ha previsto alcuni seggi per dei nostri candidati. La cosa incredibile è che un partito ex secessionista si è ritrovato ad essere protagonista di un percorso politico storico che vede al centro l’orgoglio nazionale.

I lettori si staranno già chiedendo quando nascerà un partito unico nazionale.

Non posso saperlo ma in Sicilia è avvenuto un fatto importantissimo che la rende ancora una volta laboratorio politico. È consentito, in deroga ai regolamenti dei partiti, la possibilità del doppio tesseramento. La lega, un partito a trazione nordista, manda in Sicilia un uomo di Varese creando un laboratorio politico riproponibile, poi, su scala nazionale.

Per quale motivo la gente non dovrebbe pensare che sia il riproporsi, come avvenuto con Berlusconi, di un potere nordista che usa il sud? Infondo, tramite il centrodestra, la politica siciliana ha espresso i più importanti uomini nei più importanti ruoli istituzionali. Eppure la questione meridionale è rimasta vetrificata.

Apri spunti di dialogo profondissimi e per i quali non basterebbe un’altra intervista. Posso dirti con sincerità che traspare un corso nuovo, fatto di una politica più genuina. Stefafano Candiani è venuto dicendo: “io non immagino una Lega siciliana; bensì una lega fatta da siciliani. Non sono venuto per restare. Sono venuto per gestire l’incubatrice e consentire alla Sicilia di esprimere molto presto una sua nuova classe dirigente che guiderà il partito”.