La cronaca di questi giorni, lo avrete visto, sembrerebbe incentrata sull’impedire che l’opposizione, Salvini e Meloni, possano muovere critiche all’operato di Conte. Vengono descritti come sciacalli mentitori. Eppure di cose da dire ce ne sono davvero tante; questo se l’approfondimento viene condotto con asettica autorevolezza. Ne è un esempio il famosissimo “decreto potenza di fuoco”, con cui è stato detto a reti unificate che sarebbero arrivati aiuti a pioggia, 400 miliardi addirittura, e che quindi chi afferma che nulla si stia facendo è un bugiardo. Ma è davvero così?

Ne abbiamo parlato con un esperto, un professionista ai massimi livelli in Italia, Vincenzo Di Paolo. Ho conosciuto Vincenzo per caso, chiacchierando da un tavolo all’altro in un ristorante della piazzetta di Marzamemi, in un pomeriggio d’inverno. La simpatia che nacque lo portò ad un viaggio in Sicilia, in compagnia della moglie e dei cari amici che erano al tavolo con lui. Vennero a trovarmi e, durante il loro soggiorno, sviluppammo una conoscenza umana e di ambiti professionali rispettivi. Un amico, oggi, a cui ho chiesto di spiegarci come stanno le cose per due ragioni. La prima è che durante i giorni passati insieme conobbi il lato umano di Vincenzo. Sarò breve: serietà, onestà, amore per la semplicità, cultura, intelligenza, amore per l’Italia. Una persona che tutti vorrebbero come amico.

Ma qui è il lato professionale che metto sotto la lente. A leggere il suo curriculum ci si confonde. Vincenzo infatti è Dottore Commercialista e Revisore contabile. Ha ricoperto incarichi come curatore fallimentare, Commissario Giudiziale, CTU, Amministratore e Ispettore giudiziario. E ancora Custode Giudiziario, Curatore Speciale, Gestore di Sovraindebitamento. Presidente del C.d.a. di alcune società, componente di consigli di amministrazione, è stato chiamato come docente e relatore ma, in più, ha ricoperto come “tecnico” l’incarico di Assessore al Bilancio del Comune di Pompei. Mi perdonerà per le decine di cose che ho omesso.

Ciao Vincenzo, se dovessi chiederti, con una domanda secca, di dirmi cosa salta all’occhio in questo fantomatico decreto per “aiutare” le imprese, cosa mi risponderesti?

Il 15 per cento dei finanziamenti con garanzia viene riservato alle PMI mentre l’85 per cento alle grandi imprese. Ma in Italia le PMI sono più del 75 per cento ed occupano l’80 per cento della forza lavoro. Questi dati possono farci capire, quindi, che le sirene con cui si suona la marcia sono in realtà un muro di gomma oltre il quale si cela la verità, e cioè che lo Stato con questo decreto aiuterà le grandi aziende e le banche.

Ma andiamo nello specifico. Perché parli di grandi aziende?

Il finanziamento non può superare il doppio di due valori tra cui i costi del personale 2019. Quindi chi lavora senza dipendenti, perché piccolo artigiano o commerciante, o magari chi non ha dipendenti ma dà poi lavoro a centina di persone dell’indotto, sembrerebbe non possa accedere a finanziamento, tranne quello dei 25.000 euro. Quindi non hai dipendenti? Niente finanziamenti!

Chiarissimo, sembra uno scherzo, ma è tutto vero. Ho letto la bozza e le sorprese non finiscono qui. Si spaccia per semplici “aiuti” definiti “potenza di fuoco”, un provvedimento che vede condizionalità che possono portare, addirittura, a disincentivare le richieste di prestito. E’ così?

Beh, ognuno può fare le sue deduzioni. Dico però che l’impresa beneficiaria assume impegno a gestire i livelli occupazionali attraverso accordi sindacali. Quindi chi accede, anche se ha 1 o 5 dipendenti, deve fare accordi sindacali e fare entrare sindacato in azienda. Semplificando: vuoi un prestito? Devi sindacalizzare l’azienda, con tutte le ripercussioni del caso.

Un quadretto chiarissimo. Altro?

Si, è questo è davvero assurdo. I finanziamenti sono preclusi alle aziende in difficoltà. Pur se riconosco le motivazioni alla base (tutela del merito creditizio, revocatorie, etc.). Però dobbiamo sottolineare che da indagini statistiche più del 30 per cento delle PMI risultano in difficoltà, ed una percentuale non molto inferiore lo è ai sensi del regolamento UE. Mi chiedo, che fine faranno queste aziende se non aiutate? Parlo ovviamente contro i miei interessi, lavorando nel campo della crisi aziendale, dei sovraindebitamenti e delle procedure concorsuali.

Questo ti fa onore. Molti amano l’Italia. Altri le loro carriere… Quali note tecniche, spiegazioni più nel dettaglio, puoi sottolinearci per farci capire ancora la differenza tra la propaganda con cui è stato presentato questo decreto e la realtà dei fatti?

Beh, per esempio posso aggiungere che vi è stata la proroga di sei mesi degli adempimenti di concordati ed accordi omologati e nulla è previsto per i piani ed accordi omologati nelle procedure di sovraindebitamento. Ancora trattamento difforme e dicotomia tra grandi e piccoli!!! E soprattutto mancata tutela del debitore civile che per aver avuto un piano omologato ha ovviamente il riconoscimento dello status di bisognoso e può temporaneamente non poter pagare una, due o tre rate perché in cassa integrazione o titolare di azienda con attività non essenziale. Sul punto le mie lamentele sono state raccolte dalla ASSOUTENTI che mi ha fatto collaborare alla stesura di una proposta di emendamento.

Scusa Vincenzo. Mi stai dicendo tra le righe che sembrerebbe che ogni punto di questo decreto faccia pensare a una volontà di far andare in crisi le piccole attività?

È notte fonda, non riesco a dormire per i mille pensieri. Non lo so. Eppure non capisco il perché tutte queste distonie, disposizioni di certo emendabili, se si vuole chiamarle dimenticanze, hanno tutte una matrice e soprattutto un bersaglio comune: l’impresa, la piccolissima impresa, la impresa sotto soglia, quella con pochi dipendenti!!! Come mai? E’ solo una coincidenza? Perdonami questo sfogo draconiano. Parlo da cittadino adesso, non da professionista. Quanti padri di famiglia, quanti mutui per la casa, quante rate per l’università dei figli, ci sono dietro alle piccole imprese? Quanta Italia vera?

Beh, caro Vincenzo. Io faccio sempre l’esempio dei finanziamenti ai pescatori per smantellare i pescherecci. Si, ci danno dei complottisti. Ma sembra che da anni e anni lo scopo sia portarci tutti a dover comprare anche il pane da Lidl, invece che nella piccola ditta di panetteria di un nostro concittadino. Un attacco ai piccoli, per farli fallire pian piano, ed essere costretti a spendere i nostri soldi solo presso le multinazionali. Tutti con lo stesso giubotto e lo stesso comodino.

Esatto, che sono quelle che invece di lasciare la ricchiezza in circolazione la portano nei fondi esteri. E’ un qualcosa evidente da anni ormai. E’ come se si sia deciso e pianificato il generare una nuova classe di poveri, colpendo il cosiddetto popolo delle partite iva.

Insomma, una “potenza di fuoco”? Qui Ragionevoli dubbi si pongono e specie sulla condizone del giornalismo in Italia. Ormai sembra di assistere ogni sera ad una conferenza stampa di un Paese sudamericano, con i giornalisti che non si rischiano di fare domande scomode.

Guarda, non mi permetto di fare opinionismo politico e lascio a te considerazioni altre. Però è assurdo sentire parlare in tv di potenza di fuoco. Assurdo! Ritengo sia in ogni caso un fuoco a salve. Aggiungo, per dare un esempio concreto, che con il comma 12 dell’art. 1, il decreto entra in vigore oggi ma l’efficacia dei commi da 1 a 9 è subordinata all’approvazione della Commissione Europea!!! Inoltre ad oggi, nonostante noi dottori commercialisti stiamo lavorando giorno e notte ed io abbia presentato molte richieste di finanziamento, ad oggi non un euro è stato erogato. C’e’ da fare i conti con la Burocrazia, altro male del Paese e con le Banche, che ovviamente daranno corsia privilegiata alle imprese che rinegozieranno o sostituiranno debiti e finanziamenti chirografari e non garantiti con debiti garantiti, nell’ottica di ridurre il proprio rischio, gli accantonamenti ed i costi. Il Decreto Liquidità quindi favorirà grandi imprese e banche. Ognuno tragga le sue conclusioni.