Da molti giorni ormai, come i lettori sapranno, sul comune di Castelvetrano si è abbattuta una bufera mediatica dovuta ad una vicenda gravissima. All’interno del consiglio comunale, infatti, trova posto Calogero Giambalvo, arrestato nel novembre 2014 con l’accusa di favoreggiamento alla mafia. Detenuto per circa un anno e sospeso dalla carica consiliare, lo stesso è stato poi assolto in primo grado e quindi reintegrato nel ruolo dal Prefetto di Trapani che ha proceduto a revocare il provvedimento di inibizione. Da alcune intercettazioni, però, nonostante l’assoluzione, si sono udite frasi in cui Giambalvo inneggiava alla mafia, si dichiarava disponibile a rischiare il carcere per la causa e auspicava la morte del figlio di un collaboratore di giustizia. Una vicenda grottesca perché se, da un lato, si è di fronte a qualcosa di una gravità inaudita, dall’altro, il nostro stato di diritto, ha consentito il reintegro del soggetto in consiglio; essendo egli, nel merito del procedimento, stato assolto.

Diversi giorni fa, in un lungo confronto con la mia direttrice, abbiamo discusso circa la chiara situazione di difficoltà in cui, certamente, da un punto di vista morale ed etico, l’amministrazione locale tutta è piombata. Se è vero come è vero che un qualcosa di così grave vada affrontato in qualsiasi modo, è altrettanto vero che tutti i cittadini di Castelvetrano sono essi stessi vittime di questa vicenda; e questo non va dimenticato. Avevamo preso la decisione di ascoltare le opinioni del sindaco Felice Errante ma, per molti giorni, avevo rimandato il mio impegno. Ebbene durante questo tempo è accaduto un fatto che ha aggiunto carte in tavola e che, inevitabilmente, ha finito per condizionare questa intervista: il Partito Democratico, con un comunicato ufficiale, ha chiesto le dimissioni del Sindaco. Dalle semplici opinioni su quanto avvenuto che, solo pochi giorni fa, egli ci avrebbe rilasciato, mi sono quindi trovato di fronte un uomo che, senza mandarle a dire, ha snocciolato una dopo l’altra frasi importanti e risposte durissime a quello che, lui crede, sia sin dal principio un attacco politico. Per dovere di cronaca devo aggiungere che, nel brevissimo tempo intercorso tra il nostro incontro e la pubblicazione di questa intervista, 19 consiglieri si sono dimessi, provocando la decadenza del consiglio. E’ una vicenda, quindi, che si evolve di minuto in minuto.

Gentile sindaco Errante, proprio poche ore fa, con un comunicato ufficiale, il Partito Democratico ha chiesto le sue dimissioni definendola l’unico responsabile di questa paralisi amministrativa e della vicenda Giambalvo. Che emozioni le suscita il fatto che questa storia, quindi, termini con un atto di tipo politico?

La vicenda è oggettivamente imbarazzante, perché le intercettazioni del Sig. Giambalvo sono esecrabili e incompatibili con un amministratore locale della città di Castelvetrano. Qui, da un punto di vista etico e morale, o si è una spanna sopra ogni sospetto – come ritiene di essere questo sindaco – oppure non si può fare l’amministratore pubblico. Chiarito questo io ho la sensazione che con questo comunicato il PD abbia mostrato la vera ragione di tutto quello che è stato messo in campo da diverso tempo. Si voterebbe tra un anno e il PD ritiene, oltre a sentirsi depositario della verità, di poter amministrare questa città nonostante abbia dimostrato di non essere all’altezza; siamo di fronte ad una classe dirigente locale assolutamente immatura e incapace di affrontare i problemi seri di una comunità. E lo dico perché chiunque strumentalizzi una vicenda così complessa che investe Prefettura, tribunali e Ministero dell’Interno, evidentemente conosce poco i meccanismi delle istituzioni; e poco si interessa, realmente, dei problemi della gente. Diciamolo: il PD ha buttato giù la maschera. Lo scopo è abbattere il sindaco Errante! Un sindaco che certamente di sinistra non è. Io, al posto del PD, avrei fatto una campagna elettorale nella quale avrei spiegato le eventuali inadempienze di questo sindaco e mi sarei affidato al giudizio degli elettori. Perché per fare il sindaco a Castelvetrano ci vogliono più di 10.000 voti; non basta un documento del PD.

Circa i passaggi attraverso i quali questa vicenda si è sviluppata,  possiamo ricordare anche un intervento di Claudio Fava che ha chiesto le dimissioni del consiglio comunale. In che occasione ciò è avvenuto? E quale è il suo giudizio in merito?

Quando, alla fine di un lungo film, si rivede e rimette insieme una serie di comunicati e di interventi a gamba tesa di alcuni deputati nazionali e si intuisce che possa esserci una regia comune, ci si rende conto che, forse, solo di politica si è parlato e non degli interessi dei propri concittadini. Io non ho contestato le dichiarazioni dell’On. Claudio Fava, persona che io neanche conosco; e, nel merito, non contesto neanche quello che lui sostiene perché lui dice la verità circa il fatto che un signore come il consigliere Giambalvo non può essere parte di un consiglio comunale. Queste dichiarazioni le farei mie se, però, non avessi letto in quel suo atteggiamento un’altra ragione che è quella di natura politica. L’On Claudio Fava non è venuto nella mia città come parlamentare della Repubblica, facendo quindi una conferenza stampa di tipo politico. Lui è venuto come vicepresidente della commissione nazionale antimafia e, con mancanza di garbo, non ha informato il sindaco della sua visita. E’ stato utilizzato un liceo classico e, oltre all’invitare i giornalisti, è stata fatta partecipare una delegazione di studenti della mia città. Addirittura egli ha assunto e ritenuto, senza verificare i documenti, alcune precisazioni circa la mancata costituzione di parte civile di questa città in alcuni processi di mafia; non conoscendo la verità perché il comune era regolarmente costituito: è incappato quindi in un errore marchiano di pubbliche accuse nei confronti di una amministrazione pubblica e ha chiesto le dimissioni di un consiglio comunale democraticamente eletto dal popolo, in barba ad ogni regola di una società di diritto. Dicevano i latini “ubi societas, ibi ius”: se tutti dovessimo operare con lo stesso atteggiamento che ha avuto l’On. Fava nei confronti della mia città e dei miei concittadini, ritengo che vivremmo con molto poco diritto. Così è stato e penso che questa azione è stata irrispettosa verso una comunità formata per la gran parte da persone per bene. Io contesto questo ed è questo che io dirò alla commissione nazionale antimafia.       

Quindi conferma quanto si è appreso nei giorni scorsi, circa il fatto che lei sarà ascoltato dalla commissione nazionale antimafia?

Anche qui devo sottolineare che il sindaco di una città non può essere invitato per una audizione se non attraverso le forme rituali; forme che, poi, sono sostanza. Io, che sarò convocato, l’ho saputo dai giornali e se ciò è vero questo palesa una mancanza di rispetto anche per le conseguenze che ciò produce su un territorio. Io vivo momenti di passione anche in ordine al contrasto concreto alla criminalità organizzata che qui è stato messo in campo. Sarebbe stato ritualmente dovuto, ad esempio, un invito formale; spero che questo avvenga se, davvero, volessero ascoltarmi; e me lo auguro. Nel dubbio io ho chiesto di essere ascoltato dalla commissione regionale antimafia perché ho il dovere di difendere l’onorabilità non solo mia ma del lavoro svolto dalla mia giunta e dal consiglio comunale tutto. Difendere la comunità e le istituzioni democratiche del proprio paese è certamente parte dei doveri di un sindaco.

Se le parole di Felice Errante disegnano una verità, mi occorre l’obbligo, durante questa intervista, di soffermarmi e riflettere – chiedere opinione – su un costume che, in generale in questo nostro Paese, si è affermato da anni. Ripercorrendo le prime sue risposte, ripensando alle sue parole circa lo stato di diritto, ascoltando il fatto che lei avrebbe saputo solo dai giornali di una possibile visita della commissione nazionale antimafia e ricollegando il tutto all’impatto mediatico che è inevitabilmente seguito ai servizi televisivi di alcune trasmissioni nazionali, si può dire che sembra quasi che l’esercizio principale, in questa come altre vicende, non sia il semplice fare informazione ma anche assecondare l’opinione pubblica, dargli in pasto qualcosa. E l’opinione pubblica, lo sappiamo, è molto esigente. Questo può essere molto pericoloso perché se è vero che grazie alle trasmissioni televisive si possono raccontare tante verità – ed è assolutamente fondamentale che questo avvenga – è altrettanto vero che possano nascere delle derive. Cosa pensa Felice Errante circa tutto questo?

Ogni tanto, a proposito del principio sullo stato di diritto quotidianamente mortificato sulle esigenza dei media e della comunicazione, ripenso che questa città è stata travolta, nel giro di due giorni, da un uragano mediatico a dir poco scandaloso. In una sola mattina mi hanno raggiunto la Rai, La 7, La Repubblica, Le Iene e Canale 5. Io posso avanzare il dubbio che dietro tutto questo possa esserci il desiderio di qualcuno di destabilizzare le istituzioni locali. E se tutto questo, certo, può anche essere considerato frutto casuale della – ricordiamolo – gravissima e inaccettabile vicenda Giambalvo, così non può essere da me fatto quando vedo che, alla fine, il tutto si conclude con la richiesta delle mie dimissioni da parte del PD. Il cerchio si chiude! E allora io mi pongo una domanda: è possibile che ognuno di noi possa fare concretamente la lotta alla mafia e alla criminalità se prima non rispetta tutte le leggi che regolano il nostro ordinamento democratico? E’ normale che un sindaco, invece che occuparsi dei proprio cittadini, debba essere costretto a rintuzzare quotidianamente a media nazionali che formulano le domande più strane mortificando un territorio già depresso? Può mai, un atteggiamento di questo tipo, essere assecondato dal sindaco di una città? Non posso parlare per altri ma certamente questo non può essere fatto del sindaco di Castelvetrano, che ha il dovere di difendere questa comunità da tutti coloro che pensano di poterla mortificare per scopi propri che poco hanno a che fare con la lotta alla mafia e poco con i principi di diritto di uno Stato democratico; e che, in realtà, a mio avviso, perseguono interessi di parte. E mi riferisco a quella antimafia parolaia che talvolta persegue interessi privati di alcuni; che sono magari legittimi da un punto di vista elettorale, ma che non è corretto portare avanti alle spalle di una comunità. Se l’On. Fava, dopo l’arresto del consigliere Rizzi, fosse andato a Milano avrebbe avuto la stessa notorietà? No: è stata utilizzata la mia città come riserva di caccia perché Castelvetrano fa sempre notizia avendo dato i natali al latitante Messina Denaro. Da qui, ad esempio, la possibilità di avere un eco nazionale. Ecco, se l’On. Fava e altri ritengono di utilizzare questo territorio e mortificarlo per piegarlo alle loro esigenze, fino a quando io sarò sindaco questo verrà osteggiato con gli strumenti legittimi possibili. Io parlo con lei o altre testate locali, e l’On. Fava ha possibilità di parlare con testate giornalistiche ben più importanti, non più importanti per professionalità ma certo per importanza e capacità di raggiungere il grande pubblico. Cercheremo, comunque, di andare avanti.

Lei ha appena argomentato circa una antimafia parolaia che talvolta persegue interessi privati di alcuni anche se legittimi da un punto di vista elettorale. Sono parole importanti, molto dure, che io riporto ma della quali devo chiedere conto. In generale, circa le critiche a questo mondo, non posso annoverarle come un qualcosa di nuovo. Recentemente, ad esempio, il giornalista Giuseppe Sottile, attraverso un articolo tagliente, ha mosso critiche pesantissime su Palazzo San Macuto. Non è nelle mie possibilità, e neanche mie volontà, argomentare nel merito; certo però, udito tutto questo, udite queste sue parole molto forti e se tutto quanto detto fin qui è verità, sono costretto a formulare una domanda per avere chiarezza: il sindaco Errante ha calpestato gli interessi di qualcuno?

Io questo non posso affermarlo perché sono una persona che, per il rispetto delle leggi, ha il dovere di non muovere accuse che non possano essere provate. Non ho elementi per dimostrare di aver toccato certi nervi scoperti. Ho la sensazione, però, che se tutto questo avviene in questo momento storico e in una città il cui sindaco ha agito concretamente e senza clamori nella lotta alla mafia attraverso atti reali, sia nata una esigenza, forse, di mettere in cattiva luce questa amministrazione. Non tanto il sindaco, perché parlano per me la mia storia e i miei atti concreti. Quali interessi vi sono nel destabilizzare questa città? Vi sono soltanto interessi politici o anche di altro genere? Ci sono interessi legati ad alcuni ambienti che non gradiscono la mia presenza come sindaco di questa città? Sono tutte domande che mi pongo; ma lo faccio all’interno della mia coscienza e rimango con tanti punti interrogativi. Penso che la storia, però, prima o poi ci fornirà spiegazioni di quello che sta accadendo oggi. Oggi viviamo la cronaca degli eventi ma, poi, la storia, disegna i percorsi di ciò che accade in alcune comunità. Ho la sensazione che la vicenda Giambalvo non sia definita e che valga la pena comprendere il meccanismo particolare che si è messo in moto intorno a questa vicenda. Io la vivo, sulla mia pelle, oggi. Probabilmente quando la leggerò tra dieci anni sarò un semplice cittadino e mi darò qualche spiegazione. Sarà il momento giusto per rincontrarci e darle piena riposta alla domanda che lei mi ha appena formulato.

Molti hanno ormai la sensazione che, fare politica, soprattutto nell’amministrazione locale di questa terra, abbia più oneri che onori. Lei afferma di non poter essere attaccato personalmente, nel suo essere uomo per bene e onesto, perché è la sua storia a parlare. Se questo fosse vero – e lo è fino a prova contraria – sarebbe ancor più importante sottolineare che proprio una persona per bene, facendo bilanci umani e professionali, possa gettare la spugna e tenersi lontano dalla politica. Non parlo di Felice Errante ma, in genere, di tutta una parte di “popolo” che, dall’amministrazione della cosa pubblica e dai pericoli che da essa derivano, si tiene ormai ben lontana. C’è il rischio, con questa mancanza di rispetto dello stato di diritto, privati delle sue garanzie, e a causa di questo circo mediatico che spesso travolge vite umane, che alla fine si avvicinino alla politica solo i peggiori? C’è il rischio che le persone per bene si tengano lontane dal fare politica lasciando campo libero, quindi, a quelli che non hanno nulla da perdere?

Non è un rischio: è ormai certezza. Lei deve considerare che dopo aver fatto il sindaco per quattro anni e avere partecipato all’amministrazione per almeno quindici anni con vari incarichi, arrivo sfiancato da pressioni mediatiche continue che poi, alla fine, possono generare valutazioni di tipo personale. La propria famiglia vive momenti di tensione, di paura: le minacce concrete del malaffare sono una cosa seria e non scemenze mediatiche; ricevere minacce di morte e vivere con il vigile urbano sempre alle spalle, ad esempio, ti induce a riflessioni. E queste cose, ovviamente, fanno desistere molti dalla voglia di fare politica lasciando campo a chi non ha nulla da perdere. Chi ci amministrerà domani? Io credo che vi sarà una deriva verso il basso. Io faccio il sindaco per 2.126 euro al mese e, mi creda, le posso garantire che quando facevo l’avvocato riuscivo a garantirmi un tenore di vita assolutamente superiore; ma, soprattutto, non ero costretto a prendere due pillole per la pressione alta la mattina. Faccio i conti anche con la mia coscienza perché probabilmente non mi rendo conto dei danni che posso provocare alla mia famiglia e questo è un pensiero che ogni mattina mi assale. Certo, bisogna perseguire i propri sogni. E facendo politica, ai tempi dell’università, ne parlavamo con tanti amici. Il nostro obbiettivo era quello di diventare dei buoni amministratori; anzi, i migliori del mondo. Sono riuscito a realizzare quei sogni e sono diventato sindaco della mia città operando bene però, forse, ho creato nocumento alla mia famiglia e di questo devo rendere conto.

Tornando, in ultimo, nel merito della vicenda di questi giorni lei ha chiesto, in attesa di quella nazionale, di essere sentito dalla commissione regionale antimafia. Cosa spera, Felice Errante, da questa audizione? E cosa vuole mettere in chiaro?

Io non nutro nessuna speranza nei confronti della commissione regionale antimafia. Non si vive di speranze ma di fatti ed io ho chiesto di essere sentito perché desidero che a questa città venga restituita l’onorabilità che qualcuno ha messo in discussione. Ho chiesto ad una istituzione democratica di questo Paese, quindi, di  venire a Castelvetrano per il doveroso riconoscimento del cammino fatto fin qui, caratterizzato da legalità e percorsi virtuosi, dal quale non si torna indietro. Questo è quello che io mi auguro possa essere certificato circa la mia città. Io ho il dovere di difendere questa città e il diritto di avere dalla commissione ragionale antimafia una certificazione del lavoro svolto negli ultimi anni, attraverso gli atti, da questa amministrazione; nonostante la vicenda Giambalvo. Probabilmente, essendo la vicenda in divenire, sarà uno dei miei ultimi atti da sindaco della mia città. Ma è una cosa che devo a me, alla mia giunta, a tutto il consiglio comunale e alla mia città.

Se questo sarà uno dei suoi ultimi atti lei, tra le righe, mi sta dicendo di volersi dimettere a breve?

Assolutamente no, non dico questo; ma rispetto ad un problema etico e morale, che a Castelvetrano è più importante di ogni altra cosa, io sono pronto a mettere in campo ogni iniziativa  per dirimere questa vicenda. E se, per questo scopo, in ultimo, dovessero essere necessarie le dimissioni del sindaco di questa città io non esiterò un solo istante nel rassegnarle.