Il parallelismo è audace, certamente; ma consentitemi di vederci chiaro e a tutto tondo: emergenza assoluta è, infatti, rendersi conto e osservare senza filtri come, in questi anni, lo sconvolgimento del nostro Paese, delle nostre certezze, non sia avvenuto su un solo fronte bensì in ogni dove, attraverso un sottile filo che ha legato e dato forma a quel “progetto europeo” da cui oggi sembra ci si possa salvare. O più che un parallelismo, meglio, se volete, direi osservazione unica e in simultanea di eventi solo apparentemente slegati e a sé stanti, come quello che è successo alle povera Desirè e Pamela, con quello che è accaduto alla nostra economia, alle nostre vite; certezze le chiamavo in testa: certezze. Ma cosa c’entra – il lettore dirà – l’immigrazione clandestina e le sue nefaste conseguenze con l’austerity e le sue altrettanto nefaste conseguenze?

Propongo la mia chiave di lettura della storia a voi, amici di Eleggo, che per tanto tempo ci avete incoraggiato a raccontare i fatti secondo quella coscienza critica, quel taglio, a cui non siamo più abituati. Una chiave di lettura solo apparentemente stramba, forzata, originale. Non è forse vero che tutto quello che stiamo percependo come “disordine” sia avvenuto in ogni sfaccettatura della nostra vita civile e, soprattutto, in contemporanea col progetto europeo? E sarà forse un caso? Io vi dico di no.

La narrazione della realtà, specie attraverso un mondo del giornalismo asservito e succube del potere come del politicamente corretto imperante, per anni ci ha proposto visioni distorte dei fenomeni che stavano per sconvolgere le nostre esistenze. Da un lato i telegiornali e i media ufficiali vi hanno raccontato la bufala di una inesistente crisi economica, di una inesistente “necessità” dell’austerity per salvare i conti pubblici, come di una inesistente problematica legata al debito pubblico per poi scoprire che il tutto era pilotato e voluto con scelte politiche sovranazionali che tendevano a superare, per i più disparati scopi, il sistema keynesiano in favore di quello neoliberista. Scelta, non necessità… Dall’altro, in simultanea a tutto questo, per anni ci è stata narrata in ogni dove la bufala dei viaggi in barca per attraversare il mediterraneo da parte di giovanotti muscolosi e in età da lavoro, per poi scoprire che non erano loro a farlo ma che, con una vera e propria organizzazione internazionale, era stata messa in piedi una tratta di esseri umani che mandava le navi a prenderli a riva, dall’altro lato del mediterraneo, addirittura con appuntamenti concordati con scafisti e criminali di ogni sorta.

E mentre i “tecnici” saccheggiavano il nostro patrimonio privato, ogni giorno di più, ogni anno di più, simultaneamente iniziavamo a vedere cambiare le nostre città, a vedere insicurezza, violenze, stupri, omicidi commessi da clandestini anche espulsi più volte ma liberi di andare a zonzo padroni delle nostre città; come i governanti non eletti erano liberi di mettere le mani nelle nostre tasche, rubare i nostri averi e darli alle banche fallite e ai meccanismi europei che, per uno scherzo del destino, sono stati chiamati “di stabilità” ma che sarebbe stato opportuno chiamare di “instabilità”.

Fateci caso, amici: leghiamo in una visione comune il come, giorno dopo giorno, anno dopo anno, la nostra vita sia cambiata completamente e contemporaneamente in ogni aspetto a partire da questi due fenomeni, accompagnati da una narrazione falsa e deforme. Di esempi se ne possono fare davvero tanti. Il lavoro è diventato sottopagato e precario a livelli di schiavismo ma, invece di denunciarlo, è stata somministrata la bugia che gli italiani non vogliono lavorare. Vi ricordate quanto questa bugia, detta mille volte, è diventata una verità? E ve la ricordate la balla che, a differenza nostra, gli immigrati vogliono lavorare? Altra scemenza diventata realtà quando la visione corretta sarebbe che questi sono stati introdotti con lo scopo di sfruttare manodopera a basso costo di persone “obbligate” ad accettare condizioni lavorative vergognose. Ma era un modo per addolcire la pillola che, mentre veniva introdotta, vedeva servi di corte cantare in coro che gli immigrati erano necessari, perché pagavano le nostre pensioni e altre scemenze del genere. Nonostante i media governativi che raccontavano di inesistenti traversate, già l’osservatore intelligente iniziava a mangiare la foglia che tutti quegli arrivi non erano casuali ma voluti e pianificati.

E vi ricordate, a proposito di balle, i sacrifici necessari? Che la legge Fornero che era imprescindibile perché non c’erano soldi per salvare i bilanci? E che dopo pochi giorni vennero trovati, senza nessun problema, venti miliardi per il Monte Paschi? E’ come il fatto che per la gente i soldi non c’erano, ma cinque miliardi di euro l’anno venivano stanziati senza problemi per l’accoglienza illimitata. Sono verità ormai sotto gli occhi di tutti che è superfluo tornare a narrare.

Quello che, invece, è lo scopo di questo editoriale, è il portare avanti l’idea per niente barbina, cari lettori, che tutto quello che abbiamo visto fin ora e che sembrava costituito da eventi slegati tra loro circa l’immigrazione clandestina, le politiche economiche e tutto il resto, fosse e sia ancora, in realtà, parte di un disegno unico con registi che hanno ridisegnato una nuova Europa attraverso l’introduzione di masse di disperati e l’impoverimento volontario dei cittadini attraverso l’austerity.

Tanti anni fa, tra le mie letture sull’Unione Sovietica, mi imbattei in una frase di Vasilij Nikitič Mitrokhin: “quando un male raggiunge una massa critica, si avvita su se stesso ed è destinato al fallimento”. Queste parole mi sono tornate in mente ripensando a quanto sta accadendo all’Unione Europea e al come questa, da un illuminante Vladimir Bukovsky, venne paragonata all’Unione Sovietica nei suoi meccanismi dirigenziali antidemocratici. Cosa altro stiamo osservando in Europa, infondo, se non il raggiungimento di un male e i sovranismi a contrastarlo?

Ancora una volta, come per le cose elencate sin qui, la narrazione asservita e governativa proscrive questi movimenti patriottici come negativi, violenti, barbari. Ne siamo proprio sicuri? O barbare e violente sono state le azioni condotte contro i popoli europei? E’ barbaro il nazionalismo nascente in Germania, o barbare sono state le violenze a Colonia? E’ barbaro il sovranismo francese o barbare le condizioni di insicurezza in cui è piombata la Francia dopo anni di politiche opposte? E’ barbaro il sovranismo italiano o barbari sono gli omicidi, la povertà diffusa e la violenza diventata nostra cronaca quotidiana?  “Belpaese”. L’Italia era conosciuta nel mondo come il “Belpaese”, non dimentichiamolo. Adesso abbiamo sei milioni di poveri mentre non possiamo più passeggiare in pieno centro a Roma senza rischiare la vita.

Io vi dico, cari lettori, che quello che stiamo vivendo è l’inizio della fine dell’Unione “sovietica” Europea. Di fatto, non possiamo negarlo, le storture e i soprusi di questo mostro giuridico antidemocratico hanno portato a un livello di male che, come diceva Bukovsky, raggiunta una massa critica si avvita su se stesso e, come un ciclo naturale, è destinato al fallimento. Volendo usare una metafora a cui sono molto legato, i sovranismi sono come gli incendi spontanei in biologia. Soltanto apparentemente essi sono distruttivi, negativi, eventi nefasti; in realtà essi avvengono per “necessità” quando il sistema, viziato e malato, tende a collassare. Tutto sembra bruciare quando, in realtà, da quell’evento, torna la vita per come la si vedeva svolgersi precedentemente agli eventi che avevano sconvolto gli equilibri del sistema. Sarà così anche per i Paesi europei e per la nostra Italia?

Saremo qui, passo dopo passo, a raccontarlo. E come sempre mai e poi mai lo faremo in modo imparziale. Abbiamo cultura, idee e sogni da difendere, ogni giorno, in battaglia, contro chi ha narrato il falso mentre la Nazione moriva. Eleggo riparte insieme all’Italia. Sarà la cronaca di un sovranismo che scriverà la storia.