Da diversi giorni, lo sapete, è ormai balzata all’onore delle cronache la cura col plasma iperimmune messa a punto da alcuni medici, tra cui il dottor De Donno. La vicenda, per essere percepita come è giusto fare, in realtà inizia con un altro medico, il Dott. Giulio Tarro, che segnalava la strana casualità del fatto che l’OMS non avesse suggerito la sperimentazione col plasma, essendo questa stata utile per le precedenti pandemie. Ha inoltre aggiunto che il vaccino, per il mutare del virus, servirebbe a ben poco e andrebbe trovata la cura.

Perchè ho detto che questo articolo andava letto col la premessa del Dottor Tarro? Perchè voglio farvi notare un nesso, tra le due vicende, che apparirà leggendo. Questo esimio professore, infatti, dopo le sue dichiarazioni, è stato subito attaccato dall’ormai tristemente famoso e riconosciuto uomo di spettacolo e anche medico Roberto Burioni; che con la solita arroganza e maleducazione che lo contraddistingue (e che gli ha creato un seguito tra i maleducati del web che godono e sghignazzano del suo comportamento) ha apostofato Tarro sui social proscivendolo in un modo che definire inelegante è una gentilezza. Ma tutti abbiamo subito pensato: “ma perchè tanta aggressività? Cosa ha detto Tarro che non piace proprio a Burioni? Sembra averlo toccato nel vivo”. E subito abbiamo collegato quell’attacco alla famosa passione di Burioni per il vaccino.

Il problema è proprio questo, capire se siamo davanti a un vaccino, oppure alla voglia di un vaccino a tutti i costi, attaccando i medici che lavorano sul campo invece di fare le star in tv, e che potrebbero mettere a rischio la necessità di un vaccino. Questo accadrebbe se venisse trovata una cura semplice e, allo stesso tempo, se con tamponi reali venisse provata una mortalità del tutto inferiore a quella fin ora denunciata, facendo morire di coronavirus tutti, indistintamente, cremando corpi all’istante, non facendo autopsie, non distinguendo morti per complicanze o morti per colpa del virus.

Ebbene veniamo a De Donno. Nelle ultime ore sono scomparsi i profili social del medico andato agli onori delle cronache per due motivi. Il primo è il successo della cura che sta eseguendo col plasma. Ma, e qui voglio soffermarmi, anche per il secondo motivo, che è il nesso con Tarro. E cioè egli, guarda caso, è stato subito attaccato da Burioni che ha giudicato la cura costosa, pericolosa o altro. De Donno così aveva scritto in un post:  Il plasma iperimmune ci ha permesso di migliorare ancora di più i nostri risultati. È democratico. Del popolo. Per il popolo. Nessun intermediario. Nessun interesse. Solo tanto studio e dedizione. Soprattutto è sicuro. Nessun evento avverso. Nessun effetto collaterale”.

Per rispondere alle considerazioni di Burioni sui costi De Donno era stato chiaro, come nell’intervista a Virgilio Notizie: “Questa per me è la cosa più grave e mi ha fatto più male perché mettere in dubbio la rete trasfusionale italiana, il fatto che il plasma possa essere insicuro e trasmettere malattie mette una grossa ombra rispetto al nostro sistema trasfusionale che è uno dei più sicuri del mondo. Per un paziente la usiamo da 300 ml, vuol dire che ne costa 82 a terapia, più o meno quanto gli integratori per la palestra. Se sono tanti per salvare una vita non ho capito nulla della medicina. È inaccettabile che il presidente di Avis nazionale non sia intervenuto su questo ma sia intervenuto mettendo in dubbio la nostra sperimentazione che è stata fatta con grande serietà e con criteri di arruolamento specifici e stringenti pubblicati per dirimere ogni dubbio. La plasmaterapia è l’unica terapia specifica per il coronavirus, si destina il plasma solo a pazienti che non abbiano storie di insufficienza respiratoria per più di 10 giorni”.

Ma è molto grave sottolineare, e voglio dirlo pensando che non sia un caso, l’isolamento a cui è destinato. Sta salvando vite umane, dovrebbe essere un eroe di questa pandemia. E invece, prosegue: “Non mi chiama mai il nostro Istituto superiore di sanità o non sento il nostro ministro della Salute, sono grandi dolori per un ricercatore come me, che fa il medico ospedaliero e che si è speso, che è stato in prima fila nell’emergenza Covid lavorando di notte in pronto soccorso”.

Lo studioso, a Porta a Porta, è stato interroto per la pubblicità e al ritorno in studio il collegamento non ripritinato, senza salutarlo, senza concludere, con in studio un ospite a chiedere protocolli, sebbene per altri tipi di terapia fallimentare fin qui adottati, protocolli non ne sono stati chiesti. Li chiedono solo quando serve al contrastare qualcosa di non gradito? Adesso scompaiono i sui profili Facebook. La notizia è di queste ore. E’ lui stesso ad averli chiusi, per scelta? C’è una spiegazione?

Voglio ricordare al lettore, che il già citato Burioni si è reso famoso, di recente, chiedendo alla magistratura di chiudere un sito di informazione a lui non gradito; vicenda gravissima, che ci fa capire il livello del personaggio, di cui si è occupato il noto giornalista Paolo Barnard con un video denuncia che vi consiglio di vedere.

Non c’entra nulla con questa vicenda. Ma, appena letta questa cosa, in base ai fatti fin qui elencati, vi è suonato un campanello in testa? E’ un discrimine; se la risposta è si potreste diventare dei bravi giornalisti. Perchè tre indizi non danno una prova, ma tre puntini uniti fanno apparire un disegno; che qualcuno vede, altri no.