Ci sono voluti anni ma, alla fine, ci siamo accorti di come stavano le cose. Ci sono voluti degli anni ma non era poi necessario; viviamo davvero una tragica rappresentazione della realtà che, certo, non era mica difficile da prevedere. Quando il governatore si affacciò sulla scena era possibilissimo osservare cosa egli rappresentava: era l’esempio massimo del conformismo di sinistra in salsa sicula. Quel conformismo che è figlio della dittatura del politicamente corretto, che offusca le menti e traccia la via da seguire per non essere proscritti. Tutto tranne che politica; tutto tranne che contenuti; tutto tranne che attività programmatica. Eh si, come si poteva non votarlo un eroe del genere? Punto numero uno era gay e se sei gay sei avanti a tutti. Intanto ricordi tanto Vendola e questo già fa curriculum; poi è ovvio che se sei gay votarti è obbligatorio così da dare un segnale alla destra razzista e omofoba che sarà sconfitta, che sono cambiati i tempi. Come è cool avere un amministratore omosessuale; come è moderno, come è intellettualmente superiore, come è colto!

Ma oltre alla imbattibilità elettorale data dall’orientamento sessuale politicamente corretto si sommarono altri due fattori, sempre simbolo degli eroi della sinistra. Il primo, immenso, immancabile: sbandierare “antimafiosità” in ogni dove, diventarne un professionista e, quindi, in una orgia di retorica priva di fatti diventare intoccabile! Il malaffare non vincerà perché le forze del bene sono arrivate e sconfiggeranno quelle del male. Cose così, insomma. Roba di questo livello. Portata avanti dal terzo fattore che ha lanciato Crocetta nell’Olimpo degli Dei, quello mediatico: l’amico Giletti è servito tanto, lo ricordiamo, per portare in televisione il presidente rivoluzionario. Eh si, perché mi ero quasi dimenticato la parolina magica usata per agitare le masse: rivoluzione! Come dimenticare quel “Megafono” urlante ai quattro venti, a prometter rivoluzione, rivoluzione, rivoluzione? Che spasso, verrebbe quasi da ridere se la nostra terra non fosse letteralmente distrutta.

“Dice, dice, e non sa quello che dice”; queste le parole di Pietrangelo Buttafuoco nel descrivere, come ha detto, una macchietta di presidente. Che vistosi con le spalle al muro causa il suo essere inadatto al ruolo ha dapprima denunciato una congiura contro di lui per il fatto di essere omosessuale! Fantastico! Meglio delle comiche! Ma è passato poco tempo e in realtà abbiamo scoperto che la congiura, no, non era per il fatto di essere gay ma perché i poteri forti stanno organizzando un golpe contro di lui; i poteri forti, in Sicilia, sono per forza mafiosi e allora è perfetto. Tu che sei antimafioso e sei messo fuori gioco dalla mafia: non fa una piega!

C’è però l’imprevisto, l’inaspettato: le dimissioni di una Lucia Borsellino, figlia di Paolo, che si allontana da una giunta e da una azione di governo che le è stata ostile, sin da subito, come lei dice e come si sarebbe palesato “nell’intercettazione che non c’è” (il gruppo espresso è sempre fonte di riflessione per il suo operato e su questo punto bisogna davvero fare chiarezza). Ma come, la figlia di Borsellino si dimette da un governo antimafia? Qualcosa non torna! Torna solo questa patetica operetta che non accenna a vedere la fine…

E allora cosa ci resta? Cosa ci resta di un uomo che invece di ben lavorare come amministratore ha sfruttato il suo essere gay per sbandierarlo e diventare famoso? Cosa ci resta dell’ennesimo eroe dell’antimafia che di antimafia ci ha campato per fare strada e conquistare poltrone? Cosa ci resta di un rivoluzionario pronto a dare battaglia e combattere nell’arena? No, che avete capito, non l’arena della politica. Intendo quella di Giletti! Cosa ci resta?

Ci resta la consapevolezza di un uomo a cui non è giusto addossare tutte le colpe perché egli non è soltanto una rappresentazione di se stesso ma di tutto un sistema politico e mediatico, quello della sinistra rivoluzionaria dei nostri stivali, che macina disastri e mette in scena tragiche commedie; alterna antagonismo partigiano di facciata, sempre retorico, a inadeguate compagini di governo. Una sinistra che trascina le masse al voto mai con la forza della competenza e dell’offerta politica di qualità, ma con la patetica ostentazione di superiorità morale e di una eterna promessa di rivoluzione, rivoluzione, rivoluzione!

E’ la sinistra le vera protagonista di questo disastro non Crocetta, che ne è soltanto un rappresentante momentaneo su cui ora vengono addossate le colpe. Essa, infatti, eliminato Crocetta, tornerà ad operare con gli stessi metodi mediatici, vedrete; portando avanti politicanti, finti comici e cantanti. Tutti rigorosamente professionisti dell’antimafia. E i tanti affascinati da queste sirene che oggi, dispiace dirlo, hanno la faccia tosta di criticare Crocetta, sono gli stessi che lo votarono e che con le stesse logiche si presenteranno alle prossime primarie con l’obolo in mano; pronti a sostenere l’ennesimo, ridicolo, Robespierre!