Il sistema monetario dei paesi che hanno aderito all’Euro detta anche ZonaEuro, ha un meccanismo di creazione del denaro a debito. A debito, perché ogni paese per raccogliere denaro, lo fa nei mercati finanziari attraverso l’emissione dei Titoli di Stato, secondo dei limiti di bilancio e secondo le autorizzazioni della BCE (l’unica che può stampare moneta) e della Commissione Europea, che valuta di volta in volta la Finanziaria varata ogni anno. Quindi una volta ottenuta l’autorizzazione, un paese emette Titoli di stato che sono Titoli del debito pubblico, che vengono comprati da investitori nazionali o internazionali (privati o pubblici). Più forte è l’economia di un paese più bassi sono gli interessi che si pagheranno per quei titoli alla loro scadenza attraendo quindi acquirenti non speculativi che si accontentano di ottenere remunerazione bassa. Al contrario più debole è un paese, più gli interessi corrisposti sono alti per compensare il rischio nell’acquisto di quei Titoli e attirare quindi compratori che il più delle volte tendono a speculare su quei Titoli riconosciti deboli.

Il caso Italia è proprio questo, dove esiste un debito pubblico pari a 134,8%, ben lontano dal pareggio di bilancio stabilito con il fiscal compact che vorrebbe il debito pubblico al 60% del PIL. Più si è lontani da tale percentuale più le politiche nazionale in ambito fiscale ed economiche sono stringenti, comportando austerity, spending review e alta imposizione fiscale in fatto di imposte e tasse. Infatti, le aziende e tutti i lavoratori producendo beni e servizi (tranne i pensionati che corrispondono totalmente ad una passività di bilancio), creano ricchezza e attraverso il lavoro pagano le tasse che servono in parte per soddisfare le esigenze del proprio Stato, in parte per ripagare quel debito contratto (titoli a scadenza) più gli interessi. Da qui si capiscono alcune semplici conseguenze:

  1. Più alto è il debito pubblico più alti saranno gli interessi pagati sul debito perché si subisce la speculazione di chi compra titoli di un paese non sicuro.
  2. Più alto è il debito pubblico più alte saranno le tasse da pagare per sostenere il debito e gli interessi. Più alti saranno i tagli di spese (sanità – università – pensioni – servizi individuali in genere – sicurezza – manutenzione infrastrutture ecc.), da effettuare sul bilancio statale (austerity – spending review), e ancora mancanze di politiche all’investimento e allo sviluppo, e disoccupazione elevata.

Detto ciò, a questo punto dell’emergenza sanitaria, dove quasi nessuno produce più, e dove comunque il debito italiano continua a crescere, servirebbero svariati miliardi di euro per far riprendere l’economia, non certo 25miliardi. Confindustria ha stimato perdite per 100miliardi al mese. In Questa Emergenza, l’Europa risponde concedendo lo stop al Patto di Stabilità, e dà la possibilità alle Nazioni di superare lo scoglio limite del 3% lasciando liberi e a piacere un Governo di raccogliere soldi attraverso l’emissione di Titoli di Stato, che in ogni caso, per il meccanismo visto sopra, produrrà ulteriore debito.

Il Governo Italiano rende noto, inoltre, di volere attuare il MES. Utilizzando il MES, il nostro paese verrebbe quindi Commissariato e dovrebbe sottostare alla Troika. Tutto ciò corrisponderebbe alla fine ad un debito che farebbe schizzare oltre il 150% il nostro debito pubblico. A questo punto si aprirebbero scenari devastanti per la nostra economia (conseguenze viste sopra e non solo). In questo momento due sono le sole possibilità, oltre in futuro l’Italexit:

  1. Burocrazia zero e distribuzione del denaro a tutti i cittadini a fondo perduto, senza restituzione alcuna;
  1. Burocrazia zero e riduzione immediata del debito pubblico sotto il 100% che corrisponderebbe ad un risparmio di spesa di oltre 500miliardi di euro.     

Graziano Viola – Consulente Fiscale