Il caso immigrazione, forse sarebbe meglio chiamarlo “l’Affare immigrazione”, è sempre attuale nel nostro paese ma lo diventa ancor di più non appena le condizioni atmosferiche migliorano ed i viaggi dalle coste africane aumentano a dismisura. Ciò che ci lascia sgomenti davanti a questo fenomeno è senza dubbio la voglia di queste persone di rischiare tutto, anche la vita, pur di venire in Italia, in Europa pensando di migliorare le loro condizioni di vita, cosa del tutto da dimostrare.

Le sensazioni che scaturiscono da queste constatazioni senza dubbio fanno affiorare la nostra incondizionata abitudine ad aiutare gli altri, chi sta peggio di noi (anche se noi Italiani tanto bene non stiamo!), e quindi subito lì a sostenerli, ad appoggiare i governi che stanziano soldi per accoglierli, per gestire “l’emergenza”.

Peccato che come al solito il governo lucri sui nostri buoni sentimenti, sa che ci schieriamo con i più deboli, sa che non andiamo a guardare come si spendono questi soldi perché li stiamo spendendo per i “più deboli”.

Insomma siamo alle solite. Vogliamo dire la verità? L’immigrazione è pure un business. È un affare che piace a molti, che interessa a molti. Posti di lavoro, appalti, cooperative, imprese edili… e chi più ne ha più ne metta. Credevate veramente che lo si fa solo per solidarietà? Ma dai. E spiace doverlo constatare, ma mentre si spendono milioni di euro per questi affari, la nostra gente, noi, siamo costretti a pagare sempre più tasse per sostenere tutto ciò.

Questo significa che prendere coscienza della verità ci porta ad essere razzisti o intolleranti? Assolutamente no. Nessuno vuole respingere o sparare sui nostri cugini ma certo “la cultura dell’accoglienza” non può essere alimentata dalla povertà degli italiani. Allora si faccia ciò che è necessario, si intervenga nei loro paesi direttamente, minacciando per esempio la rottura dei rapporti bilaterali, il taglio dei finanziamenti che spediamo ogni anno nei paesi arabi.

Insomma ci sono mille modi per intervenire per evitare che migliaia di persone si mettano in mare con mezzi di fortuna direzione Sicilia. Ma allora perché non lo si fa? Perché conviene, è un business!