Ha dell’incredibile e del sensazionale la innovativa tecnica ai raggi X che ha consentito ad un gruppo di scienziati di poter decifrare alcune parole di un paio di rotoli di papiri di Ercolano.

Questi, arrotolati e ridotti a delle “barrette” di cenere vulcanica, si sono preservati e giunti fino a noi ma, per il loro stato, era ed è impossibile srotolarli senza rovinarli.

Questa “operazione” è stata condotta da Vito Mocella, dell’ Istituto per la microelettronica e microsistemi del CNR di Napoli e, al tutto, ha collaborato l’ “Institut de recherche et d’histoire des textes” di Parigi.

Una grande vittoria per la scienza e per la cultura grazie a una tecnica di indagine molto importante in ambito archeologico, quella dei raggi X, che però in questo caso, in luogo delle normali scansioni, ha utilizzato un metodo detto “tomografia a raggi X a contrasto di fase”.

Questa tecnica, che in ambito medico è utilizzata per analizzare tessuti che non assorbono in modo eccellente i raggi X ha consentito di decifrare parole fino a oggi illeggibili.

Poche parole, certo; ma che hanno un significato importante nello sviluppo di questa tecnica per future indagini e studi archeologici.